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Fine covid mai?

Schillaci ci liberi dagli ayatollah del Covid

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“Non avrai altro virus all’infuori di me”, questo in estrema sintesi ciò che gli ayatollah del regime sanitario stanno ribadendo quasi all’unisono dopo che il governo appena insediato ha cominciato a liberare il Paese dal giogo delle loro residue misure liberticide che per circa tre anni hanno tenuto in scacco il Paese.

Ora, che a reagire scompostamente ad una normalizzazione giunta con grande ritardo, visto che i numeri ci dicono da tempo che il Covid-19 è clinicamente in via di estinzione, fossero tutti coloro che hanno lucrato su una pandemia che in Italia è stata ingigantita oltre ogni misura era ampiamente prevedibile, ma non è accettabile che persino il Capo dello Stato, il quale è rimasto muto di fronte allo scempio dei nostri diritti costituzionali, si mettesse di traverso, sostenendo di proseguire con la prudenza, dal momento che il Covid-19 non sarebbe ancora stato sconfitto.

Con tutto il rispetto che dobbiamo al massimo garante della Legge Suprema, trattasi di una affermazione assolutamente priva di alcuna logica. O meglio, priva di una logica dalla quale possa conseguire un ragionevole comportamento da adottare, così come sta facendo l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, nei confronti di un virus oramai endemico e sostanzialmente adattatosi a convivere con i suoi ospiti umani.

Se, al contrario, il presidente Mattarella intende proseguire con la folle idea più volte sostenuta dell’ex ministro della Salute, l’impresentabile Roberto Speranza, secondo cui la sconfitta definitiva del virus si avrà con zero contagi e zero morti di persone positive al magico tampone, allora proprio non ci siamo.

Un simile approccio, oltre a giustificare l’ingiustificabile, ovvero l’adozione di misure restrittive che non stanno né in cielo e né in terra, comporta gravissime conseguenza proprio sul piano sanitario, così come d’altronde sta colpevolmente accadendo dall’inizio di questa tragedia democratica.
In pratica, continuando a concentrare le nostre migliore risorse in una caccia insensata ad un agente patogeno sempre più benigno, tralasciamo di curare quella grande massa di soggetti che sono affetti da malattie ben più gravi.

Lo ha ricordato in questi giorni proprio l’attuale successore dell’ayatollah Speranza, Orazio Schillaci, il quale, parlando al Quirinale, della cerimonia celebrativa dei “Giorni della Ricerca”, è stato durissimo nei riguardi di tale questione. Rivolgendosi alle più alte autorità dello Stato presenti, questo un significativo passaggio del suo discorso: “Occorre innanzitutto osservare che questa giornata si svolge in un momento particolare in quanto cade in una fase in cui, dopo la drammatica battaglia contro il Covid-19, è quanto mai opportuno guardarsi intorno per fare un bilancio complessivo della situazione.

Ed è un bilancio particolarmente preoccupante per gli effetti collaterali di questa battaglia.
Tra questi uno dei più dannosi è indubbiamente quello di aver costretto la maggior parte delle strutture ospedaliere a concentrarsi sul contrasto al contagio con la conseguenza di un forte rallentamento o addirittura della sospensione delle altre attività sanitarie per cui ne sono risultate largamente compromesse le iniziative di prevenzione, soprattutto in ambito oncologico. Infatti in molti casi non è stato possibile dare attuazione ai programmi di screening e molte visite diagnostiche sono state rinviate così come persino le terapie. Tutto questo ha fatto salire la soglia di rischio per i tumori. Proprio quella soglia che negli anni si era riusciti progressivamente ad abbassare in maniera importante, con una riduzione del tasso di mortalità del 10 percento negli uomini e dell’8 per cento nelle donne rispetto al 2015. È urgente quindi ripristinare tempestivamente tutte quelle attività di ricerca, informazione e prevenzione che negli scorsi anni hanno consentito di ottenere risultati importanti nella lotta al cancro”.

Ebbene, quando il nostro illustre Presidente della Repubblica, parlando del Covid-19, ha richiamato il sistema politico a dare attuazione al dettato costituzionale che impegna lo Stato a salvaguardare la salute dei cittadini, sembra che si sia completamente dimenticato di tutti quei malati gravi e gravissimi che per quasi tre anni sono lasciati a sé stessi perché la priorità unica e assoluta era la guerra ad un virus a bassa e, attualmente, a bassissima letalità.

Claudio Romiti, 29 ottobre 2022