Piacciono a qualcuno i dazi? No. Si possono evitare? Neanche per sogno, se chi li impone è l’uomo più testardo dell’emisfero occidentale: Donald Trump. E badate bene: non è stato eletto da Roma, né da Bruxelles, tantomeno da Reggio Emilia. Trump se ne infischia dell’opinione pubblica europea e con un tratto di penna impone tariffe su quello che gli pare, quando gli pare. Gli altri? Zitti e buoni. Cercano di trattare. Magari ottengono uno sconto simbolico. Nessuno si straccia le vesti, nessuno rompe l’alleanza atlantica. Ma attenzione a Elly Schlein. Sì, la segretaria dem ne ha sparata un’altra delle sue.
In Italia infatti c’è sempre chi trova un colpevole comodo: Giorgia Meloni. Come se fosse lei a tenere in mano le chiavi della Casa Bianca. La sinistra, con in testa la Schlein, si indigna. Parla di “resa”, “subalternità”, “Caporetto”. I suoi house organ parlano direttamente di “Italia isolata”, non si capisce in base a cosa. Ma non importa, il ritornello è stonato come al solito. E soprattutto si dimentica un dettaglio: a Bruxelles il governo non è guidato da Meloni. È guidato da Ursula von der Leyen, eletta con i voti entusiasti del Partito Democratico, mica con quelli di Fratelli d’Italia. Se c’è uno “zerbino” da cercare, è meglio iniziare dai propri tappeti di casa.
L’accordo con gli Stati Uniti è un compromesso al ribasso? Certo. Ma che alternativa c’era? Spaccare l’Unione Europea per dimostrare il pugno di ferro a uso stampa? Rifiutarsi di trattare e subire l’intero carico di dazi senza neppure un canale aperto? Le diplomazie non funzionano come un talk show: non vincono i più indignati, ma quelli che sanno negoziare anche in trincea.
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E comunque, ricordiamolo: l’Italia ha avuto un ruolo marginale nella trattativa, perché la competenza è europea, la linea l’ha decisa la Commissione. Era stata proprio la sinistra a ricordare al governo di trattare a livello europeo e non come singolo Stato. Palla passata alla Commissione europea. Quella stessa Commissione che il Pd sostiene a braccetto, giorno dopo giorno. Dunque, se la Schlein vuole protestare, la strada è semplice: chiamare i suoi europarlamentari, far depositare una mozione di sfiducia e dire “questa Europa non ci rappresenta”. Ma no, troppo coraggioso. Meglio fare opposizione a Meloni per interposta persona, anche quando c’entra poco e niente. Non si capisce nemmeno l’insistenza su questa strategia, considerando che il Pd continua ad arrancare nei sondaggi.
In fondo, è più facile dare la colpa al “sovranismo”, al fascismo, magari anche al Festival di Sanremo, che ammettere una verità scomoda: l’Europa, quella vera, quella che decide le partite serie, è fragile, divisa e comandata da un centrosinistra europeo che arranca. E i dazi americani sono solo l’ultima cartolina da un continente che non sa più difendere i propri interessi.
Altro che “caporetto”. Qui la disfatta non è dell’Italia. È dell’ipocrisia di chi prima mette la firma, poi dà la colpa agli altri. Ed è proprio questo il dazio più indigesto da pagare: quello delle chiacchiere vuote.
Franco Lodige, 29 luglio 2025
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