La manifestazione per Abderrahim Fakir, il marocchino morto a Bologna durante un arresto di polizia, quella promossa dal sindaco di Bologna Matteo Lepore e finita (in maniera scontata) con gli scontri di piazza, si chiude più di un mese dopo. La polizia ha infatti denunciato 26 persone e sta valutando altre 150 posizioni in relazione alle violenze scatenatesi sotto le Due Torri e che provocarono il ferimento di moltissimi agenti.
Torniamo a quel 20 luglio, giorno della violenta manifestazione dopo la morte del cittadino marocchino al Pilastro. Tra piazza Roosevelt, via Venezian, via della Zecca e il tratto di via Ugo Bassi, diversi manifestanti arrivarono allo scontro fisico con la polizia. Fu un bollettino di guerra: 64 agenti delle forze dell’ordine feriti, sei mezzi danneggiati, vetrine di negozi e banche sfasciate, bancomat fuori uso, cassonetti devastati, due auto incendiate (alla faccia del green) e biciclette utilizzate come barricate contro i reparti della Celere. Il quadro investigativo emerso in oltre un mese di indagini sarebbe, dice chi indaga, “complesso e ricco di elementi” e porterebbe a una “rete ben più ampia” dietro “la cortina della guerriglia urbana”.
Le posizioni di 150 manifestanti sono state vagliate grazie all’utilizzo di telecamere e video raccolti sia dagli operatori sul campo sia dalla stampa e dai social network. Undici attivisti vicini al Collettivo Universitario Autonomo sono così stati segnalati all’autorità giudiziaria, ritenuti responsabili, a vario titolo e in concorso, di resistenza aggravata, danneggiamento e lancio di oggetti pericolosi, con l’applicazione del Dacur per tre di loro. Altre quindici persone, invece, sono state segnalate per devastazione, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lancio di oggetti in occasione di manifestazioni pubbliche e travisamento.
Al momento, quindi, parliamo di 26 persone denunciate, a cui occorre aggiungere un arresto in flagranza effettuato il giorno della manifestazione (aveva scagliato bottiglie e pietre), quattro provvedimenti di divieto di accesso ai luoghi urbani e due sanzioni amministrative (per violazione dell’articolo 18 del Tulps). Ma non è finita qui. Chi indaga sta ancora scandagliando le immagini con indagini, riporta l’Adnkronos, “mirate all’eventuale attribuzione di responsabilità per una gamma di reati che spaziano dalla resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, fino ai più gravi capi d’imputazione per devastazione e saccheggio“.
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