Contrordine compagni: il mondo non brucerà… domani!
Ebbene sì: dopo aver passato decenni a predicare visioni apocalittiche sul destino del mondo, finalmente anche Bill Gates è stato folgorato sulla via di Damasco.
Anche lui, che è un genio, ha capito che l’approccio catastrofista al cambiamento climatico di origine antropica non aiuta a risolvere i reali problemi dell’umanità, specialmente per i paesi più poveri. E così ha preso carta e penna e ha scritto una relazione per la COP30, molto articolata e approfondita, di cui riporto l’incipit: “Tre dure verità sul clima”, pubblicata sul suo blog GatesNotes il 28 ottobre 2025.
Quello che voglio che tutti alla COP30 sappiano:
1. Il cambiamento climatico è grave, ma abbiamo fatto grandi progressi. Dobbiamo continuare a sostenere le innovazioni che aiuteranno il mondo a raggiungere zero emissioni.
2. Ma per farlo, non possiamo tagliare i finanziamenti per la salute e lo sviluppo – programmi che aiutano le persone a rimanere resilienti di fronte al cambiamento climatico.
3. È ora di mettere il benessere umano al centro delle nostre strategie climatiche, il che include l’azzeramento del Green Premium e il miglioramento dell’agricoltura e della salute nei paesi poveri…”
In questa relazione, Gates adotta un approccio più pragmatico e realistico alla transizione energetica e alla lotta contro il cambiamento climatico, evitando allarmismi eccessivi o visioni utopiche.
Sempre dal suo documento, riprendo alcuni concetti che ritengo importanti:
“Esiste una visione apocalittica del cambiamento climatico che recita così: tra qualche decennio, un cambiamento climatico catastrofico decimerà la civiltà. Le prove sono ovunque intorno a noi: basta guardare tutte le ondate di calore e le tempeste causate dall’aumento delle temperature globali. Nulla è più importante che limitare l’aumento della temperatura. Fortunatamente per tutti noi, questa visione è sbagliata”.
E ancora: “Sebbene il cambiamento climatico avrà gravi conseguenze, in particolare per le persone nei paesi più poveri, non porterà alla fine dell’umanità. Le persone saranno in grado di vivere e prosperare nella maggior parte dei luoghi della Terra per il prossimo futuro. Le proiezioni sulle emissioni sono diminuite e, con le giuste politiche e investimenti, l’innovazione ci permetterà di ridurre ulteriormente le emissioni. Purtroppo, la prospettiva apocalittica sta inducendo gran parte della comunità climatica a concentrarsi eccessivamente sugli obiettivi di emissione a breve termine e sta distogliendo risorse dalle azioni più efficaci che dovremmo intraprendere per migliorare la vita in un mondo che si sta riscaldando. Questa è un’occasione per tornare a concentrarsi su un parametro che dovrebbe contare ancora di più delle emissioni e del cambiamento di temperatura: migliorare la vita. I problemi più grandi sono la povertà e le malattie, proprio come lo sono sempre stati. Comprendere questo ci permetterà di concentrare le nostre risorse limitate su interventi che avranno il maggiore impatto sulle persone più vulnerabili. Per essere chiari: il cambiamento climatico è un problema molto importante. Deve essere risolto, insieme ad altri problemi come la malaria e la malnutrizione. Ogni decimo di grado di riscaldamento che impediamo è estremamente benefico, perché un clima stabile rende più facile migliorare la vita delle persone.”
Gates conclude con un appello a un’azione collettiva basata su scienza, economia ed empatia, prevedendo che il prossimo decennio sarà decisivo per limitare il riscaldamento a 1,5 °C, ma enfatizzando che l’innovazione e politiche mirate renderanno l’energia pulita “la norma” senza sacrifici eccessivi. Tutto bene? Quasi.
Ben venga il passaggio al buon senso. Ma l’isteria climatica che Gates ha contribuito a creare ha causato enormi danni sociali ed economici e ha minato la credibilità della scienza. Basti pensare alla crisi di salute mentale tra i giovani. Metà dei giovani intervistati da Lancet afferma di sentirsi triste, ansioso, arrabbiato e impotente a causa del cambiamento climatico. Lo studio del 2021 ha rilevato che un giovane su cinque non vuole avere figli a causa dell’imminente catastrofe climatica.
E per decenni i paesi in via di sviluppo in Africa sono stati costretti a fare i salti mortali per raggiungere gli obiettivi net-zero imposti dall’Occidente, rinunciando allo sviluppo con i combustibili fossili – più economici, più veloci e più affidabili – per adottare progetti rinnovabili che li abbiamo spinti a scegliere per sentirci virtuosi.
Ora Gates afferma che questa è un’opportunità per riconcentrarsi su un parametro che dovrebbe contare ancora di più delle emissioni e del cambiamento climatico: migliorare la vita, quindi, dice che ora dovremmo concentrare le nostre risorse internazionali sulla lotta alla povertà e alle malattie. Bene.
Ma per essere coerente con questa nuova visione pragmatica, dovrebbe chiedere scusa prima di tutto, agli scienziati che da decenni, pur accettando il riscaldamento di origine antropica, hanno criticato l’allarmismo sui suoi impatti catastrofici. Questi studiosi hanno sempre sottolineato l’importanza delle analisi costi-benefici, sostenendo che sia più efficace puntare su interventi di adattamento e su investimenti mirati — ad esempio nella ricerca e sviluppo sulle energie rinnovabili — piuttosto che su riduzioni draconiane delle emissioni, spesso inefficienti e costose.
Nonostante la loro posizione, che non rappresentava il consenso scientifico maggioritario (97%+ secondo l’IPCC), questi eminenti scienziati sono stati ostracizzati, censurati sui social media, in alcuni casi persino licenziati o derisi come negazionisti del cambiamento climatico, pur avendo detto la stessa cosa che oggi Bill Gates sembra finalmente ammettere.
Dovrebbe poi chiedere scusa ai giovani che hanno sacrificato il proprio futuro, spinti da una paura che egli stesso ha contribuito a diffondere.
E infine, ai Paesi in via di sviluppo, costretti a restare indietro inseguendo tecnologie verdi ancora immature o inefficaci, in nome di un ambientalismo più ideologico che concreto.
Carlo Mackay, 30 ottobre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


