Se Cecilia Sala ci decanta le qualità dell’Iran

L'inquietante accostamento tra impiccaggione e rave party, come se fosse normale giustiziare in media tre persone al giorno

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cecilia sala (1)

Quasi peggio delle bombe in tempo di guerra ci sono le “sparate” di alcuni commentatori assurti per l’occasione al ruolo di massimi esperti dei peggiori teatri di guerra. A questa folta e variegata galassia di analisti, massimi esperti in ambito militare e profondi conoscitori della complessa realtà mediorientale, appartiene sicuramente Cecilia Sala, catapultata dal circo mediatico del tempo bellico ad effettuare entusiasmanti disamine circa cause, effetti, equilibri, dinamiche e scenari futuri del conflitto israelo-iraniano che, proprio in queste ore, incendia letteralmente il Medio Oriente.

Orbene, la Sala in questione, dall’alto del suo vastissimo ed inoppugnabile bagaglio di esperienze maturato in lunghi anni di impareggiabile impegno intellettuale e duro lavoro sul “fronte”, ci spiega, in una delle tantissime lezioncine dispensate al prossimo, ora sui suoi social e ora in trasmissioni radiotelevisive in cui viene ospitata, quanto tollerante e progredita possa essere oggi la Repubblica islamica degli ayatollah.

In uno degli innumerevoli post lanciati dai suoi canali social, il nostrano astro nascente del giornalismo internazionale scrive dell’odierna società iraniana: “Impiccano tre iraniani al giorno, ma a Teheran ci sono comunque più rave che a Roma. Ci sono centinaia di migliaia di donne che non indossano il velo. Le moschee il venerdì sono piuttosto vuote rispetto a buona parte delle capitali del mondo musulmano. La droga è molto più facile da trovare del gin, ma si trova agilmente anche il gin. In Iran il 70 per cento dei laureati nelle materie Stem sono donne: in Italia la percentuale scende al 22. Le donne iraniane pilotano gli aerei e dirigono facoltà di Immunologia”.

Un racconto, per molti versi drammatico, in cui avviene un inquietante accostamento tra impiccaggione e rave party, come se fosse normale giustiziare in media tre persone al giorno o abbandonarsi completamente all’ebbrezza del vizio, spacciato dalla Sala come la massima esaltazione del progresso di una società in cui una normalissima laurea in discipline Stem viene fuorviantemente innalzata a simbolo di libertà e di emancipazione femminile. Ma, la pretesa di voler misurare il grado di progresso e libertà di una società con il numero di rave organizzati, di giovani sopraffatti dall’alcool e dalle droghe, o di donne che frequentano corsi universitari, probabilmente nell’intento di evadere da un contesto sociale limitante ed oppressivo, appare quanto meno illogica e oltremodo deviante.

Un pò come quella di misurare le capacità cognitive di un soggetto dalla sua popolarità sul web, dal numero di interazioni social o di apparizioni televisive. Non può essere la quantità di sostanze alcoliche o stupefacenti consumate, o la percentuale di studentesse laureate, ammesso che tale dato sia reale, a determinare il grado di emancipazione di un popolo o a trasformare un regime violento e oppressivo in una democrazia compiuta.

Con le sue considerazioni, Cecilia Sala, oltre ad aver fatto passare l’ingannevole messaggio che, tutto sommato, dalle parti di Teheran non si vive poi così male, ha di fatto normalizzato gli orrori di un regime che opprime e ammazza in nome di un’ideologia, quella coranica, che è tutto fuorché tollerante e liberale come la stessa Sala vorrebbe tanto farci credere. E non sarà certo qualche festa a base di alcool e droghe, o qualche dato parziale sul tasso di donne laureate o che pilotano degli aerei, ad attenuarne i crimini e la ferocia e a rendere una teocrazia integralista un luogo che offre maggiori libertà dell’Italia.

E questo, lei, Cecilia Sala, la cronista che prova a venderci in maniera illusoria il regime degli ayatollah come una sorta di Paese dei balocchi fatto di eccessi, sballo ed emancipazione, soprattutto femminile, dovrebbe saperlo bene, sebbene, oggi, essa finga ipocritamente di averlo dimenticato.

Salvatore Di Bartolo, 24 giugno 2025

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