Cronaca

Toc toc, vi ricordate che l’Iran aveva incarcerato Cecilia Sala?

Dopo l'attacco di Israele, l'Ayatollah Khamenei è prossimo alla santificazione. Eppure solo pochi mesi fa a Teheran...

Cecilia Sala Iran © Giona Mason e Wavebreakmedia tramite Canva.com
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In tantissimi, tra politici e giornalisti occidentali, stanno iniziando ad attribuire al governo iraniano e alla sua guida suprema, l’ayatollah Khamenei, una pericolosissima aura di legittimità e di correttezza morale e geopolitica. Dimenticando la tirannia a cui è soggiogato il popolo iraniano e le angherie che il regime di Teheran infligge al mondo occidentale (anche a noi italiani, vedi il caso Cecilia Sala).

Sulle principali testate giornalistiche italiane pullulano da diversi giorni degli articoli che azzardano degli incauti parallelismi tra Benjamin Netanyahu e Ali Khamenei, mettendo alla pari il rappresentante di una democrazia con un tiranno di un regime teocratico, finendo per incensare la figura di quest’ultimo e quasi riabilitandolo a capo di Stato moderato ed equilibrato. E addirittura considerandolo una minaccia nettamente più docile rispetto al primo ministro di Israele.

Per alcuni “professionisti dell’informazione” infatti, l’Iran non è mai stata una minaccia globale e neanche per la stabilità del Medio Oriente. E addirittura quella dell’Ayatollah che da anni brama l’atomica è una favola che gli atlantisti si raccontano per giustificare un intervento armato contro Teheran. Sostanzialmente l’Iran non sarebbe affatto vicino alla costruzione della bomba atomica. Anzi: non la vorrebbe proprio. Poco importa che la leadership di Teheran abbia oltre 400 chili di uranio arricchito al 60% quando a scopi civili basta poco sopra il 3%: non è che forse a Khamenei piace utilizzarlo come fermacarte?

Un ragionamento paradossale che diventa allucinante se ad esso aggiungiamo altri due dettagli. Il primo: oggi il Corriere raccontava, di fatto prendendolo per buono, che l’ayatollah Khamenei avrebbe siglato una fatwah (una sorta di diktat religioso) dove dichiarava di non volere il nucleare. Tutto molto bello. Peccato che puzza lontano un miglio di promessa da mercante: la fatwa diventerebbe facilmente carta straccia nel momento in cui l’Iran dovesse giustificare la costruzione dell’atomica allo scopo di distruggere il nemico giurato. Ovvero Israele.

Secondo: da più parti si sente dire che l’Iran non ha ancora l’atomica mentre Israele ne possiede già tante. “Con quale diritto alza la voce?”. Domanda: ma davvero siamo ancora al punto di paragonare una democrazia allineata completamente al rispetto dei diritti occidentali ad uno stato canaglia che, se sviluppasse l’atomica, diventerebbe una minaccia per qualsiasi Stato a lui inviso (anche altri Stati arabi, per inciso) e che si chiuderebbe a riccio in stile Corea del Nord? Davvero vogliamo mettere a confronto Tel Aviv con una classe dominante di barbuti e tiranni che sta condannando la popolazione alla sottomissione?

In Israele la popolazione è coesa e, benché molti condannino Netanyahu, sintomo di una democrazia in salute, resta unita contro i propri nemici. In Iran sono tantissimi i dissidenti nei confronti del regime che oggi scalpitano sperando nella possibilità di sovvertire la tirannia. E che per questo, spesso e volentieri, dal regime vengono sommariamente impiccati.

E se qualcuno lo avesse dimenticato, come dicevamo all’inizio, anche l’Italia ha pagato lo scotto con il regime di Teheran. Avete forse dimenticato l’affaire Cecilia Sala? La giornalista italiana è stata arrestata senza alcun valido capo d’accusa ed è stata tenuta per 20 giorni nel carcere di Evin, a Teheran, imprigionata a scopi sostanzialmente ritorsivi. Da lì lo “scambio di prigionieri” dopo l’arresto dell’ingegnere iraniano Mohamad Abedini. Insomma: trasformare Bellabarba Khamenei in un illuminato capo di Stato, pare davvero un tantino troppo.

Alessandro Bonelli, 20 giugno 2025

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