in

Se Gucci sfila in camicia di forza

Dicono che non esista pubblicità scomoda ma solo pubblicità. Lo considererà vero Alessandro Michele, direttore creativo della storica maison Gucci, ancora una volta al centro delle polemiche? Stavolta ad infiammare gli animi non è un maglione nero che copre metà volto accusato di razzismo ma una modella di nome Ayesha Tan-Jones: il 22 settembre scorso a Milano, in occasione della Settimana della Moda, la collezione primavera/estate 2019 è stata aperta da modelli androgini con
espressioni spente, vestiti con capi da ospedale psichiatrico bianco pallido, ispirate a camicie di forza e sandali da prigionieri. I corpi immobili stretti in completi inquietanti avanzavano grazie ad un nastro trasportatore presente in tutto l’asettico spazio dedicato alla sfilata.

Ayesha, modella, artista fuori dal comune e cantante ha sfilato nella sua “camicia di forza” a palmi delle mani sollevati, recanti il messaggio scritto in nero “Mental Health is not fashion” (“La salute mentale non è moda”). La maison ha ribattuto con un post su Instagram spiegando che la parte iniziale della sfilata, seguita poi dalle tipiche mise colorate di Gucci, voleva esprimere il potere liberatorio della moda, perché “la scelta di cosa ci mettiamo la mattina ci definisce come individui e ognuno di noi è libero di scegliere”.

Che strana forma di arte quella di Michele, di certo non gradita dalla stessa artista, la quale a sua volta ha attaccato pacificamente la scelta su Instagram: “[…] è doloroso e insensibile per una grande casa di moda come Gucci usare questa immagine come concetto superficiale per un momento fashion”. Ayesha ha, infatti, combattuto personalmente con la salute mentale e considera depressione, ansia, schizofrenia e bipolarismo problemi troppo seri per costruirci su una sfilata, tanto più che le camicie di forza sono simboli di una vecchia medicina crudele.

Eppure, Alessandro Michele ha ricevuto standing ovations ed applausi scroscianti. Questione di punti di vista: libertà d’espressione o scivolone numero due? Temiamo di più le modelle anarchiche oppure la prossima collezione di Gucci?

Giulia Romana Zacutti, 9 ottobre 2019

Condividi questo articolo