Il mondo, in particolare Europa e Stati Uniti, ha seguito con attesa e trepidazione quanto è avvenuto ieri alla Casa Bianca. La guerra tra Russia e Ucraina dura ormai da troppo tempo ed è per questo assolutamente necessario arrivare ad un cessate il fuoco che preceda la pace. E’ chiaro che si tratta di una guerra nata da un’aggressione di un Paese, la Russia, ad un’altro, l’Ucraina, ma è altrettanto chiaro che la prosecuzione della guerra implica la prosecuzione delle morti, delle distruzioni, delle violenze.
Si parla già di ricostruzione dell’Ucraina: gli edifici vanno ricostruiti, le case, le industrie, le infrastrutture, ma accanto alla ricostruzione materiale urge una ricostruzione morale degli uomini e una purificazione delle coscienze che interrompa la purtroppo inevitabile catena delle vendette e delle rivalse. Prima della ricostruzione, tuttavia, occorre arrivare alla pace e la pace comporta un lavoro previo di unità, di visione e di comunione di intenti e di sforzi da profondere. Per questo confido una unità a livello europeo: se la guerra è scoppiata ed è durata così a lungo ciò è chiaro indice di una falla nel sistema della politica estera europea, forse troppo impegnata in campo economico, forse meno in quello politico, ossia di una formazione di un reale spirito e di una reale cultura europea. Parimenti mi auguro che anche la politica nazionale sappia andare oltre ogni visione e oltre ogni logica divisiva e sappia riconoscere gli sforzi compiuti dalla Presidente del Consiglio, on. Giorgia Meloni, e da tutto il Governo per arrivare ad una mediazione, soprattutto a seguito dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca.
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Non riconoscere il ruolo dell’Italia all’interno della politica internazionale significa tradire lo spirito di pace e di mediazione che da sempre ha caratterizzato i rapporti tra l’Italia ed il resto del mondo. Occorre non dimenticare che la politica estera italiana ha voluto trattare sempre, con tutti, nella convinzione che la trattativa, anche con regimi autoritari, avrebbe potuto portare vantaggi, non solo economici, alle popolazioni locali, facilitando così le operazioni delle organizzazioni umanitarie. Non si tratta di riconoscere una vittoria all’avversario politico, si tratta di riconoscere la vittoria dello spirito di pace.
Lontana da noi l’idea secondo la quale si deve riconoscere un successo solo se ne siamo stati protagonisti e artefici: la generosità intellettuale che induce a riconoscere la vittoria dell’altro è già di per sé parte integrante di quel successo. Ecco spiegato il motivo per il quale mi auguro un sostegno politico trasversale all’opera del Governo: solo l’unità interna è garanzia dei risultati in politica estera. Lo spirito divisivo è benzina gettata sul fuoco della guerra e noi vogliamo che essa finisca, in Ucraina, in Palestina e in qualsiasi altra parte del mondo in cui sono in corso guerre e violenze.
Mi auguro che anche i giovani e i loro educatori siano consapevoli della necessità di questo spirito di unità e che anche il mondo della scuola sappia corrispondere all’assoluto bisogno di unità nazionale e internazionale. Mi auguro, davvero, e per questo prego, che gli appelli, al contempo miti e forti, di papa Leone XIV siano ascoltati dai leader del mondo. Beati pacifici, quoniam filii Dei vocabuntur.
Suor Anna Monia Alfieri, 20 agosto 2025
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