Noi tutti che, spesso obtorto collo, paghiamo il canone alla Rai pretenderemmo dai giornalisti del servizio pubblico equilibrio e moderazione, soprattutto quando costoro trattano temi legati ai casi giudiziari. Ma questo, purtroppo, non avviene quasi mai, anche quando ancora non si è giunti ad un rinvio a giudizio.
Ciononostante, sulla tragica vicenda collaterale all’atroce omicidio della povera Federica Torzullo commesso dal marito, Claudio Carlomagno, ossia il suicidio dei due genitori di quest’ultimo, la conduttrice del talk Storie italiane in onda su Rai1, Eleonora Daniele, ha puntato il dito sulla gogna mediatica del social network, che avrebbe spinto Pasquale Carlomagno e Maria Messenio – che si era dimessa da assessore alla Sicurezza del Comune di Anguillara dopo il tragico evento – a compiere l’insano gesto.
Tutto questo senza dire una parola circa le evidenti responsabilità dei media televisivi, ai quali, vorrei ricordare alla brava conduttrice veneta, fanno certamente riferimento molti dei tanti odiatori che imperversano sui citati social network.
Tant’è che a riprova della colpevole leggerezza con la quale si dà conto ai telespettatori di alcuni dei più seguiti fatti di cronaca, nella diretta del programma in oggetto, trasmessa lunedì mattina, è stato messo in onda una sorta di editoriale sul caso, realizzato dall’inviato Vito Francesco Paglia, che vale assolutamente la pena riportare per intero, onde aiutarci a capire chi alimenta, più o meno consapevolmente, la gogna mediatica citata dalla Daniele: “Tre morti da portare sulla coscienza – così inizia il commento – tre famiglie distrutte ed un figlio che non potrà riabbracciare la mamma e i nonni paterni. Claudio Carlomagno, con le coltellate inferte a suo moglie Federica, non ha solo commesso un atroce femminicidio, ma ha innescato una strage familiare nella quale tutti sono vittime, ma ad esserne carnefice è solo lui, che adesso è dietro le sbarre del carcere di Civitavecchia. Sorvegliato a vista. Si teme che possa mettere in atto un gesto estremo. Lo stesso gesto che il reo confesso dell’omicidio di Federica Torzullo avrebbe provato a compiere dopo aver barbaramente trucidato la donna. Un gesto inconsulto per il quale Claudio ha dichiarato di non aver trovato il coraggio. Un atroce ed estremo coraggio che nel pomeriggio di sabato ha avuto invece suo papà, Pasquale, e sua mamma, Maria. Un mix letale tra vergogna e senso di responsabilità dell’accaduto che ha portato i coniugi a scrivere una lettera all’altro figlio per cercare di dare un senso ad un gesto che un senso vero e proprio forse non ce l’ha. Una vita per una vita, come in una legge del taglione 2 punto zero, nella quale a pagarne le spese sono tutti tranne colui che ha innescato una scia di sangue che ha scosso e destabilizzato Anguillara Sabazia. Rimangono ancora però – sostiene il giornalista – dubbi e domande: qualcuno ha effettivamente aiutato Claudio nell’occultare il corpo di Federica? Qualcun altro sapeva cosa era accaduto la notte tra l’8 e il 9 gennaio? Come può aver fatto tutto da solo, in tempi estremamente ristretti? Mentre la Procura di Civitavecchia e i Carabinieri cercano risposte e riscontri che possano sciogliere ogni dubbio – ecco che arriva il giudizio lapidario di Paglia – , ci sono sentenze già passate in giudicato. Condanne all’ergastolo del dolore per i famigliari e per quel bimbo conteso, al quale il papà ha tolto molto più di quanto potrà fare un giudice con una sentenza di femminicidio.”
Leggi anche:
Dunque, citando in sostanza il famoso codice di Hammurabi, risalente a quasi 4.000 anni fa, in cui si stabilisce il principio del “occhio per occhio”, e sostenendo che anche un ergastolo – la pena prevista per i cosiddetti femminicidi – non sarebbe sufficiente a sanare il male fatto, qualcuno arriverebbe anche a pensare che in fondo si potrebbe fare una eccezione al nostro ordinamento, installando per un colpevole che più colpevole non si può – che secondo il giornalista lo è, colpevole, anche di tutto ciò che è accaduto dopo il suo arresto e di tutto ciò che accadrà in seguito -una regolamentare ghigliottina con la quale eseguire una esemplare condanna rigorosamente pubblica. Oppure, ad esser più buoni, lavori forzati a vita e alimentazione a pane e acqua, così da ricordarsi ogni giorno che il suo reato non verrà mai estinto fino alla sua dipartita finale.
Insomma, per farla breve, quando ci si trova di fronte ad un reo confesso di un crimine orrendo, che secondo il nostro codice ha tutto il diritto di cercare ogni mezzo lecito per attenuare la sua inevitabile pena, perché il servizio pubblico televisivo, che sulla carta dovrebbe rappresentare tutti gli italiani, indulge anche sui più scabrosi dettagli che si presume siano a carico dello stesso reo confesso, anziché offrire un resoconto dei fatti noti, limitandosi ad un dibattito civile, anziché trasformare le discussioni in una costante demonizzazione, spesso senza alcun contraddittorio, del mostro di turno? Un domanda destinata, ovviamente, a rimanere senza risposta.
Claudio Romiti, 27 gennaio 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra


