Martedì mattina, nel corso di Omnibus, condotto da Edgardo Gulotta, ho assistito ad un dibattito sulla Flottilla piuttosto delirante, almeno per quanto riguarda le affermazioni perentorie di chi ne sosteneva a spada tratta il grande valore simbolico. In particolare mi hanno colpito le conclusioni finali del conduttore, il quale ha paragonato, giustapponendo un “quasi”, il clamore mediatico scaturito da questa sorta di armata navale brancaleonesca a quello che oltre mezzo secolo fa suscitò la guerra del Vietnam.
Un clamore che gli ospiti di area progressista hanno definito assolutamente trasversale nel Paese, sebbene sarebbe stato utile ricordare loro che la Flottiglia marchigiana del campo largo è miseramente naufragata nelle elezioni regionali appena concluse. Ciò, a mio modesto parere, dimostrerebbe in modo indiretto che l’evidente strumentalizzazione di tale pagliacciata navale non raccoglie affatto il consenso e l’attenzione della maggioranza degli italiani.
Ma le dichiarazioni più suggestive, se così le vogliamo definire, e del tutto scontate le ha espresse Benedetta Scuderi, parlamentare europea di Alleanza Verdi e Sinistra, che in poche parole ha ribadito gli obiettivi palesemente contro Israele che da sempre caratterizzano la sua parte politica. In estrema sintesi, sottolineando che nell’animo di questi strampalati naviganti verso il nulla lo scopo principale è quello di salvaguardare il bene e la sicurezza del popolo palestinese, l’esponente della sinistra radicale sembra essersi completamente dimenticata che il molto presunto genocidio che starebbe avvenendo a Gaza, di cui ella e i suoi compagni di area si riempiono la bocca ad ogni occasione, scaturisce dal tragico 7 ottobre 2023, nel quale la sicurezza dei pacifici cittadini israeliani è stata frantumata da una immane strage perpetrata in pochissime ore.
Inoltre, va sottolineato che la deputata europea, oltre a ribadire la necessità di stabilire un corridoio umanitario permanente in favore dei gazawi, non ha sentito la necessità di stigmatizzare l’organizzazione terroristica di Hamas, principale responsabile di ciò che sta accadendo in quella tormentata zona del Medio Oriente. In sostanza, continuando a rimuovere nella narrazione retorica e propagandistica il nesso causale tra l’attacco del 7 ottobre e l’attacco dell’Idf, abbarbicandosi alla ridicola tesi dell’eccesso di proporzionalità, non si fa altro che ribadire con altri termini ciò che una certa sinistra racconta da decenni; ovvero che ciò che accade in Palestina dal 1948, compreso il citato 7 ottobre, rappresenta l’inevitabile conseguenza delle politiche oppressive degli israeliani realizzate a danno di un popolo usurpato della loro terra promessa.
Infine, il programma si è concluso cercando di far passare il concetto secondo cui l’iniziativa della Flottilla abbia avuto un ruolo rilevante nella importante trattativa per la pace messa in piedi da Donald Trump, quando invece essa non ha fatto altro che creare disturbo alla diplomazia che conta e un certo imbarazzo nel nostro governo, costretto a smuovere la Marina militare per scortare questi ennesimi scappati di casa in barca a vela in cerca di visibilità.
Claudio Romiti, 2 ottobre 2025
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