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Sesso e consenso, forse si svegliano: “Il centrodestra ha chiesto modifiche”

Scontro tra maggioranza e opposizioni in Parlamento

consenso governo @ Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Parlamento italiano avrebbe dovuto approvare due disegni di legge: uno dedicato all’introduzione di un reato autonomo di femminicidio e un altro sull’inserimento del principio del consenso nella definizione di violenza sessuale. Tuttavia, divergenze tra le forze politiche hanno impedito il via libera definitivo, causando tensioni sia alla Camera che al Senato.

Con la premier Giorgia Meloni “ci siamo sentite e le ho chiesto di fare rispettare l’accordo”, ha detto Schlein parlando coi cronisti. La leader del Pd ha spiegato di essersi attivata con la premier “quando ho appreso che qualcuno nella maggioranza evidentemente aveva cambiato idea”. “Sulla legge sul consenso – ha proseguito Schlein – abbiamo votato all’unanimità dopo aver raggiunto un accordo su un testo meno di una settimana fa. Quindi siamo venuti qui e, da forza responsabile di governo, abbiamo votato la legge sul femminicidio, pur non essendo perfetta”. Ma, ha fatto osservare la leader dem, “abbiamo raggiunto un compromesso così come fatto su quella sul consenso. Auspico che anche la premier faccia rispettare quell’accordo perché sarebbe grave se sulla pelle delle donne si facessero rese dei conti post elettorali all’interno della maggioranza”.

Blocco del ddl sul consenso in Senato

Al Senato, la discussione sul ddl consenso è stata rimandata. Il testo, approvato alla Camera il 19 novembre, mirava a modificare l’articolo 609-bis del codice penale stabilendo che ogni atto sessuale senza “consenso libero e attuale” costituisse stupro, punibile con la reclusione da sei a dodici anni. La maggioranza, rappresentata da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, ha chiesto ulteriori audizioni e approfondimenti sul disegno di legge. Questa decisione ha scatenato la protesta delle opposizioni, che hanno abbandonato i lavori della Commissione Giustizia. Giulia Bongiorno, presidente della Commissione, ha però garantito che “il testo non sarà affossato” e che l’obiettivo resta il miglioramento della norma.

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Avanzamento del ddl femminicidio alla Camera

Mentre il ddl sul consenso si bloccava al Senato, la Camera ha proseguito con il voto sul ddl femminicidio. Questo disegno di legge introduce il reato specifico di femminicidio, punito con l’ergastolo, e definisce come tale l’omicidio di una donna “commesso come atto di odio, discriminazione, controllo o dominio in quanto donna”. Dopo essere stato approvato in Senato il 23 luglio, è stato ripreso dalla Camera per il definitivo perfezionamento. Anche in questo caso, però, le forze di opposizione hanno accusato la maggioranza di tradire gli accordi, alimentando nuove polemiche in Aula.

Le posizioni delle opposizioni

Esponenti di partiti come il Pd, il Movimento 5 Stelle e Azione hanno criticato duramente le scelte della maggioranza. Andrea Quartini del M5S ha affermato che nella giornata contro la violenza di genere è stato “tradito un patto di lealtà.” Michela Di Biase (PD), relatrice del testo alla Camera, ha definito l’atteggiamento della maggioranza “inspiegabile e gravissimo“. Maria Elena Boschi (IV) ha parlato di un “voltafaccia evidente” e ha promesso che il suo gruppo non accetterà nuove riformulazioni se l’iter non procederà come stabilito.

Il concetto di “consenso libero e attuale” è al centro del disegno di legge sullo stupro. La norma, ispirata alla Convenzione di Istanbul, sposta l’onere della prova sul presunto autore, rendendo non più necessario per le vittime dimostrare di essersi opposte, ma per gli accusati provare l’esistenza di un consenso. Se approvata, questa modifica all’articolo 609-bis sarebbe una disgrazia.

Un percorso legislativo accidentato

Anche se i due ddl sembravano aver raccolto un consenso bipartisan grazie al confronto tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria del PD Elly Schlein, l’intesa è stata messa in discussione negli ultimi giorni. Il presidente del Senato Ignazio La Russa, che in precedenza aveva appoggiato il voto immediato come simbolo della lotta contro la violenza di genere, ha successivamente minimizzato, affermando che “pochi giorni di ritardo non cambiano nulla”. Nonostante queste dichiarazioni, il dibattito rimane acceso e le opposizioni promettono battaglia per accelerare l’iter legislativo.

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