Sesso e consenso, Roccella dice stop: “Si inverte l’onere della prova”

Il ministro della Famiglia: "C'è una forte perplessità sulla legge". Dopo la Lega, anche il governo ora frena?

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Eugenia Roccella salone del libro

Forse forse dalle parti del governo leggono questo nostro sito o ascoltano un po’ di Zuppa di Porro. Perché la nostra battaglia contro la folle legge sul “consenso libero e attuale” per fare sesso sta forse portando qualcuno dalle parti della maggioranza a ragionarci su. E a bloccare, o almeno discutere, la norma che sembrava avere “unanime” approvazione grazie all’accordo Schlein-Meloni.

Ieri la Lega ha rotto il giochino e chiesto approfondimenti, scatenando l’ira della leader del Pd che ha telefonato alla premier per chiederle di costringere la maggioranza a rispettare gli accordi. E oggi Eugenia Rocccella, ministro per la Famiglia, tira un’altra volta il freno a mano: “Sulla legge sul consenso il rischio è il rovesciamento dell’onere della prova, questo è il dubbio”, ha spiegato durante la trasmissione “Ping Pong” su Rai Radio 1. “È meglio prendere più tempo ma approvare una legge convincente. Quello che è emerso dopo l’approvazione alla Camera è una forte perplessità da ambienti importanti: gli avvocati, l’ex presidente delle Camere Penali Caiazza è stato molto duro su questa legge, anche altri hanno sollevato dei dubbi. Perché la legge si farà, perché già c’è. Nel senso che il consenso già c’è, per fortuna perché è un principio sacrosanto, nella nostra giurisprudenza attraverso le sentenze della Cassazione e questo già da anni”. Il ministro fa notare che “la cosa è in carico alla commissione Giustizia, guidata da Giulia Bongiorno, e non ci possono essere dubbi sulla sua posizione per quanto riguarda la difesa delle donne dalla violenza. Quindi non è certamente una retromarcia, è semplicemente la necessità ed anche il diritto di approfondire. Si parla sempre dei diritti di ogni Camera a poter esaminare e a approfondire le leggi, quando poi si fa si parla di retromarcia. Retromarcia che non c’è, la legge si farà, semplicemente il Senato ne vuole discutere e forse correggere alcuni punti“.

Nordio invece si dice “fiducioso”che “sicuramente” la norma sarà approvata. “Che cosa sia successo ieri – dice all’Ansa a margine di un incontro – non lo so, è stata una iniziativa dei gruppi parlamentari ma posso dire che è un piccolo slittamento dovuto a dei riferimenti tecnici necessari, quando si interviene su una legge penale anche una virgola può cambiare completamente il significato, quindi bisogna stare estremamente attenti alla tecnica redazionale, questo riguarda un’opera di cesello che non sempre si fa quando una legge viene portata però sul contenuto vi è una unità di consenso“.

Il problema, come abbiamo provato a far notare anche ieri con Max del Papa, è che con l’attuale formulazione della nuova norma si inverte di fatto l’onere della prova. Spetta al maschio, dopo ogni rapporto sessuale, qualora la donna lo denunci, dimostrare che vi fosse non solo il consenso iniziale ma anche “durante”. Il che apre possibilità mostruose. Il tutto, peraltro, lasciando al magistrato di turno il potere di decidere se l’uomo ha raccolto abbastanza “elementi” per smentire il racconto della partner. Lo ha fatto capire chiaramente il presidente del Tribunale di Milano, secondo cui “sarà un problema degli uomini” dimostrare che le condizioni in cui s’è consumato l’atto erano adeguate: “Se io fossi un pm, davanti ad una donna che mi dice di aver subìto violenza, la prova c’è già (…). Diciamo che se l’uomo non è sicuro del consenso della donna, farà meglio ad astenersi”. Capite, l’orrore?

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