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“Si giudica il libro, non l’autore”. Ma se sei russo o di destra la regola non vale

Il premio Strega salva Michele Mari dopo le offese a Michela Murgia. Va bene. Ma allora basta con le richieste di patenti antifasciste per entrare alle mostre

michele mari premio strega Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Sono chèzzi amari! Salvate il soldato Mari! E che ci vuole? Dopo lo scazzetto dello Strega, che puntava a far fuori l’incauta testa di serie a beneficio dei riscaldi, con la scusa dell’intangibilità della pari grado Murgia, una passata in aura di santa siccome stava con Hamas senza se e senza chèzzi, ci voleva la exit solution.

Che poi Mari, Ciabatti, gente che scrive coi piedi e fa un romanzo per ripuddiare le nere radici, “attento fasscio che a mio padre j’ho già sputato addosso” (“fascio a me?? A me fascio??” ecc.), nel van da popstar in tour si guardano in cagnetto, non comunicano.

Allora che si fa? Eureka! Una bella soluzione comunista anzi cattocomunista, due code di paglia al prezzo di una: si condanna chi ha parlato non cosa ha scritto, bisogna salvare non l’autore ma l’opera, maiuscolo come la Traviata.

Così l’autore viene sottoposto ad autocritica, ma il premietto è salvo. Tutto a posto, tutto bello, peccato funzioni solo inter eos, nella mafietta delle rosse parole d’odio da ridicoli estensori municipali: Parioli, Capalbio. Per Gaza si vedrà, si potrebbe organizzare un torpedone con 42 persone, ma fa caldo, cumbà. Per tutti gli altri nisba, cinghia, il russo tenore o pedattore non passa, l’autore di destra non è autore, è fascio, dentro, ontologico, al festival nun ce deve stà, né lui nè l’editore, parte subito la reazione democratica dei due spicci. Insomma a sinistra si contestualizza, a destra, anzi alle destre, je va sputato in faccia di default. E tutti si premiarono felici e contenti.

Noi avevamo immaginato un altro happy end, perfino più tipico, più standard: Murgia vive, Murgia è morta da antifascista, è colpa del governo delle destre (che subito si discolpa, “No ma per noi Michela resta una presenza imprescindibile del pensiero occidentale postmoderno, l’anno prossimo, se ci siamo ancora, la mettiamo nei temi di maturità”, “Comunque siete fascisti, infami e portate tutti le ginocchiere”, “perdonateci, ci vergogniamo tanto, almeno consigliateci un armocromista di fiducia”).

Sarà per la prossima volta, ma per dritto o per storto resta la conferma della grande bellezza, o dell’egemonismo gramsciano parastatale e paraculesco: la legge morale la facciamo noi, la letteratura pure, Abdul, questo Cuba libre è caldo e l’aria condizionata è finita, adesso ti buttiamo giù dal van in corsa, sottoposto inferiore subalterno illetterato fasscio che non sei altro”.

Max Del Papa, 23 giugno 2026

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