Sette vite

“Si può vincere anche senza Vannacci”, “Ve se magna”. Lo scontro Cento-Storace

Francesco Storace e Paolo Cento si affrontano a "Sette Vite". L'ex ministro sul generale: "Mi ha deluso quando ha lasciato la Lega"

Un podcast, due avversari storici e un duello: Francesco Storace e Paolo Cento si affrontano a “Sette Vite” regalando uno dei confronti più accesi e sinceri della stagione. E il capitolo Lazio-Lotito regala subito scintille. “È vero che hai aiutato Lotito a diventare presidente della Lazio”, attacca Cento. Storace non si sottrae e ricostruisce quei giorni convulsi del 2003-2004, quando il club biancoceleste rischiava il fallimento sotto la gestione Cragnotti. Due fedi calcistiche opposte ma un passato comune, scoperto in diretta: stesso istituto, il San Leone Magno, dove fondarono insieme i “Boys”, gruppo di tifosi misto. “Lui era sotto copertura”, scherza Storace. “Io sono diventato di sinistra grazie ai preti e alla teologia della liberazione”, ribatte Cento. “Io mi sono protetto dai compagni”, replica Storace.

Poi il capitolo Vannacci, su cui i due rivali trovano una sorprendente sintonia. “Sono rimasto deluso quando ha lasciato la Lega, io lo votai alle europee”, confessa Storace. E racconta un retroscena: “Io e lui sappiamo che parti ho avuto quando poi dovette andare da Salvini, ma non è il caso di dire in pubblico. Ci parlai per convincerlo”. Poi l’affondo: “Quello che mi fa rabbia è quando dice ‘io ho portato 500mila voti’. Mio non ci hai portato te, il mio te l’ho dato io. Oggi rivoteresti quel partito? In questo periodo vedo primeggiare Meloni, tutti dovrebbero dare forza a lei. Ma mi dà fastidio l’ambiguità verso il centrodestra: vota sempre contro la fiducia al governo pure sulla casa. Un giorno o l’altro ti dovrai decidere”. Cento però non fa sconti: “Vannacci è figlio di questa destra che governa, avete seminato vento. Un generale che sfrutta il terreno preparato e adesso raccoglie i frutti: odio, intolleranza, caccia al diverso. È tutta roba di casa vostra e adesso vi sposterà ancora più a destra. Se la Meloni si prende Vannacci è la fine politica da Meloni. Punto”. Storace ammette il pericolo ma rilancia: “Le carte che lui può giocare sono il grande ricatto sulla vittoria o sulla sconfitta. Però la gente lo va a cercare: altri sette anni al Quirinale voluti da loro signori. Si può vincere anche senza Vannacci”. Cento chiude con una previsione: “Lui ve lo dirà all’ultimo, quando avrà reso più forte il raccolto. Nel 2027 tornate all’opposizione e Vannacci vi si mangia”.

Il passato riemerge quando evoco Ramelli e lo slogan “uccidere un fascista non è reato”. Cento contestualizza ma esprime “grande rispetto per chi ha perso la vita”. Storace s’infuria: “Voi ci rispettate quando perdono la vita? Rispettateci pure in vita!”. E accusa: “Non ci fu giustizia, quella è la cosa che mi dà più fastidio”. Poi entrambi si ritrovano nel ricordo di Almirante e Berlinguer: “Avevano la dignità delle proprie idee, rigore e carisma, qualità introvabili oggi. Oggi ci sono più banderuole che bandiere”. Un dibattito che restituisce il sapore di una politica che non c’è più, fatta di avversari che alla fine si stringono la mano.

La puntata integrale è disponibile su youtube

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