Politica

Siamo colpevoli fino a prova contraria

La presunzione di colpevolezza non soltanto ormai pervade l’ordinamento ma gode pure di largo consenso

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L’ultima orrenda proposta normativa (bipartisan) in tema di stupro dissolve uno dei pilastri del diritto: la presunzione d’innocenza. Non sarà più l’accusa a dover dimostrare la colpevolezza dell’imputato, ma sarà quest’ultimo a dover provare la sua innocenza.

C’è da stupirsi di fronte a tanta barbarie? No. Non più di tanto. La presunzione di colpevolezza non soltanto ormai pervade l’ordinamento (sempre meno protettivo dei diritti e sempre più negatore degli stessi), ma gode per giunta di largo consenso. E infatti nessuno inorridisce se per strada un signore con la divisa pretende di voler vedere i miei documenti.

D’altra parte, se voglio che sia riconosciuto il mio diritto di uscire dai confini devo consegnare allo Stato i miei dati biometrici, se intendo entrare in aeroporto (ma non in stazione!) devo fare esaminare il contenuto dei miei bagagli e se chiedo di dormire in un due stelle la questura deve ricevere una comunicazione con la fotocopia dei miei documenti d’identità (è una norma che fu introdotta da Benito Mussolini per individuare gli oppositori, ma Lorsignori evocano l’antifascismo solo se è funzionale a ledere i diritti altrui). Siamo colpevoli fino a prova contraria.

Carlo Lottieri, 23 novembre 2025

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