Cronaca

“Siamo lo stesso sangue…”. La struggente lettera del carabiniere agli agenti indagati

Rita Dalla Chiesa legge a Quarta Repubblica la missiva di un militare ai poliziotti che hanno fermato il killer di Carlo Legrottaglie

Polizia carabiniere ucciso Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Bisogna ascoltarla da cima a fondo la commovente lettera che un carabiniere ha scritto ai poliziotti indagati per aver ucciso il killer di Carlo Legrottaglie, il brigadiere capo morto in uno dei suoi ultimi giorni prima della pensione. Ammazzato da un bandito che si stava dando alla fuga. Durante l’ultima puntata di Quarta Repubblica, Rita Dalla Chiesa ha letto in studio la missiva rivolta non solo ai due agenti (ora indagati per omicidio colposo e che dovranno accollarsi le spese legali e per le perizie), ma anche alla politica e a tutti quelli che puntano il dito contro chi cerca di fare al meglio il proprio mestiere.

“Non c’è tempo per sfogliare il codice penale mentre hai un conflitto a fuoco. Non c’è spazio per pensare agli avvisi di garanzia. Perché se sbagli muore un cittadino, se esiti muori tu, se tentenni muore il collega vicino a te – si legge nella lettera – A chi oggi processa, giudica, indaga da dietro una scrivania noi chiediamo una sola cosa: provate a stare cinque minuti nei nostri stivali. Provate a pattugliare una strada sapendo che ogni auto potrebbe essere l’ultima. Vogliamo giustizia vera e rispetto. A voi agenti della polizia di Stato che oggi siete indagati per aver fatto il vostro dovere va tutta la nostra vicinanza profonda, fraterna e indiscutibile. Siamo lo stesso sangue. Lo stesso giuramento. La stessa solitudine. E lo stesso amore per l’uniforme che portiamo addosso. E oggi ci ritroviamo a dover spiegare perché in Italia fermare un assassino può costarti non soltanto la vita, ma anche una indagine”. Da leggere e condividere perché “a noi che crediamo nel dovere restano solo due cose: resistere o arrenderci. Ma chi porta la divisa non si arrende mai”.

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