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Siamo morti: esporre la bandiera nazionale ora è “fascista”

Il caso nel Regno Unito. E gli intellò si chiedono se ormai i vessilli abbiano assunto "un altro significato"

bandiera nazionale

Può nel 2025 una bandiera nazionale, segno identitario e emblema della storia di un Paese, essere stigmatizzata come un fosse simbolo di feroce estremismo? Pare di sì. La Croce di San Giorgio (la bandiera dell’Inghilterra) e anche l’Union Jack (vessillo del Regno Unito) sono ormai tristemente ridotte a pretesti spiccioli per catalogare manifestazioni popolari e identitarie come pericolose o xenofobe.

Nella cosiddetta “Raise the Colours”, una marea di cittadini inglesi ha esposto le bandiere nazionali, simbolo di secoli di storia ai vertici, in spazi pubblici, nei parchi, nelle abitazioni, in un gesto che rivendica orgoglio patriottico e voglia di rialzare la testa contro i soprusi sociali spacciati per multicultura e la criminalità ad opera dei migranti sempre più crescente nelle città (e non solo nelle metropoli). La risposta delle amministrazioni locali, tuttavia, è stata orientata verso la rimozione delle bandiere, con motivazioni che oscillano tra ragioni di sicurezza e bisogno di manutenzione ordinaria; eppure mentre le bandiere autoctone vengono prontamente rimosse sotto un velo di imbarazzo, alcune bandiere come quella palestinese continuano bellamente a svolazzare qua e là.

Ma la gente non ci sta: in diverse contee (Newcastle, Bradford, Norwich, Worcester, Bromsgrove, Londra, e soprattutto Birmingham) l’innalzamento simbolico del vessillo ha stimolato raccolte fondi e petizioni con migliaia di firme a favore della conservazione e della diffusione del gesto. Tuttavia i media progressisti come il Guardian hanno liquidato l’esposizione della croce rossa su sfondo bianco come uno strumento di prevaricazione razziale e non come una pacifica voglia di ostentare orgoglio nazionale.

La narrazione progressista cerca di confinare il senso di appartenenza entro una casella ideologica: l’estrema destra. È questa la frode intellettuale più grave.

Quando un popolo innalza il proprio vessillo magari lo fa nel nome di una continuità culturale che sente sempre più minacciata, e non di una deriva reazionaria.

Nigel Farage ha difatti accusato i socialdemocratici e i progressisti in generale di “Odiare la bandiera nazionale con un fervore che li rende lontani dalla classe operaia inglese”. E non sorprende neppure che Elon Musk abbia manifestato solidarietà ai manifestanti, diffondendo sui social l’immagine della bandiera di San Giorgio. E chiaramente criminalizzare una enorme porzione di popolazione abbassandola ad una massa di violenti rivoltosi non può che ottenere l’effetto di polarizzare ulteriormente i climi e di estremizzare le intenzioni di chi non sentendosi capito acutizza i propri sentimenti.

A questo punto, è opportuno chiedersi: dove stiamo andando? Un’Occidente che criminalizza l’orgoglio nazionale, culturale e storico dei propri cittadini rischia di minare la coesione identitaria dei paesi. Non stiamo parlando di simboli totalitari o ideologie estreme, ma di patrimonio collettivo, un patrimonio che, se demonizzato, perde la sua essenza. La distopia potrebbe essere concreta: il gesto patriottico da momento di orgoglio nazionale viene ridotto a inutile protesta nazionalista.

Ma esiste davvero chi crede che una bandiera nazionale sia non un’affermazione culturale, ma una minaccia alla democrazia? Evidentemente sembra così. Una cosa è tanto sicura quanto preoccupante: etichettare migliaia di cittadini come pericolosi per un gesto che dovrebbe essere contemplato nella normalità democratica è una mostruosità ideologica.

Alessandro Bonelli, 5 settembre 2025

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