Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha lanciato pesanti accuse contro l’Italia attraverso il social Truth. Il politico statunitense ha commentato un articolo del “Guardian”, datato 31 marzo, che riportava il rifiuto del governo italiano di concedere l’uso della base militare di Sigonella, in Sicilia, per operazioni degli aerei americani durante la guerra con l’Iran. Trump ha scritto: «Non c’era per noi, noi non ci saremo per loro». Questo intervento si aggiunge a una serie di critiche del presidente Usa nei confronti del governo italiano e del ministro della Difesa Guido Crosetto, figura chiave nella decisione di negare il permesso per l’uso della base.
La reazione di Giorgia Meloni
Le critiche di Trump si sono estese anche alla premier italiana Giorgia Meloni. In passato Trump l’aveva elogiata apertamente, ma ora ha cambiato tono, dichiarando: «Mi sbagliavo su di lei». Secondo Trump, la posizione di Meloni verso gli Stati Uniti è diventata tiepida, soprattutto riguardo al supporto per le operazioni militari legate al conflitto con l’Iran. Meloni, da parte sua, si è espressa invece a favore della tregua tra Israele e Libano e ha invitato tutte le parti a rispettare il cessate il fuoco iniziato il 16 aprile. La premier italiana ha attribuito la responsabilità del conflitto iniziale a Hezbollah, esprimendo comunque speranza nella stabilizzazione della regione.
Il cessate il fuoco tra Israele e Libano è entrato in vigore ufficialmente il 16 aprile, con una durata prevista di 10 giorni. L’annuncio è arrivato proprio da Donald Trump, ma la situazione è tesa. Hezbollah, organizzazione libanese filo-iraniana, ha preso atto della tregua, riservandosi però di decidere in base all’andamento degli eventi. Nonostante l’accordo, l’esercito libanese ha denunciato attacchi da parte di Israele la notte successiva all’avvio della tregua. Hezbollah, tramite un avviso ai cittadini, ha ricordato la lunga storia di infrazioni agli accordi da parte di Israele, invitando a evitare aree già colpite dai bombardamenti.
Blocco dello Stretto di Hormuz
La chiusura dello Stretto di Hormuz, cruciale per il commercio di petrolio, è una delle conseguenze dirette della tensione tra Iran e Stati Uniti. Questo passaggio strategico è bloccato da un dispositivo navale Usa. Il Qatar ha lanciato un allarme sui rischi di un possibile shock energetico globale, con riserve di energia in Europa stimate intorno alle sei settimane. Le conseguenze sono già evidenti: compagnie aeree come Lufthansa stanno riducendo rotte e mettendo a terra aerei. Il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, ha evidenziato l’urgenza di una riapertura dello stretto per evitare crisi di approvvigionamento.
Gli Stati Uniti hanno intensificato le restrizioni marittime contro l’Iran. L’obiettivo è ridurre le risorse economiche legate al petrolio e costringere Teheran a cedere su questioni come il programma nucleare. L’Iran rischia di saturare le sue capacità di stoccaggio di petrolio in poche settimane, con conseguenze permanenti sulla produttività. Il governo iraniano, che finora ha mostrato resilienza sotto sanzioni, si trova ora sotto forti pressioni. Inoltre, il blocco delle esportazioni potrebbe compromettere l’economia militare e civile del Paese.
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