Esteri

Sigonella, cosa è successo davvero? Il governo: “Rapporti con Usa restano solidi”

Una nota di Palazzo Chigi per spiegare il caso. Crosetto: "Le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato". La premier riferirà in parlamento

Meloni Senato (Ytube)
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Il caso Sigonella torna al centro del dibattito politico, ma questa volta con contorni molto diversi rispetto alle ricostruzioni più allarmistiche circolate nelle ultime ore. La notizia del “no” italiano agli Stati Uniti sull’utilizzo della base siciliana è stata infatti rapidamente ridimensionata dal governo, che respinge con decisione qualsiasi lettura in chiave di tensione diplomatica.

La nota di Palazzo Chigi

Secondo quanto riportato, l’Italia avrebbe negato l’atterraggio a un asset americano nella base di Sigonella. Una scelta che, letta superficialmente, potrebbe far pensare a una frattura nei rapporti con Washington. Ma Palazzo Chigi interviene per chiarire subito il quadro: «L’Italia agisce nel rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal governo alle Camere». E ancora: «La linea dell’esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica. Ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso».

Il punto, dunque, non sarebbe politico ma procedurale. Il governo sottolinea che l’orientamento resta invariato «nel rispetto della volontà del governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale». E soprattutto esclude qualsiasi strappo con gli alleati: «Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione».

Crosetto spiega

Sulla stessa linea il ministro della Difesa Guido Crosetto, che interviene per smentire apertamente le interpretazioni più radicali: «Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti Usa. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato». E ribadisce: «Non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli Usa, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi». Crosetto entra poi nel merito tecnico della vicenda: «Gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del governo, per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento, in assenza della quale non è possibile concedere nulla, e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi. Un ministro deve solo farli rispettare. Tertium non datur».

Una lettura condivisa, almeno sul piano istituzionale, anche dal deputato di Fratelli d’Italia Andrea Di Giuseppe, che parla apertamente di una scelta “formale” e non politica: «Non è una frattura, ma una decisione formale dentro un quadro giuridico preciso». Secondo Di Giuseppe, il diniego sarebbe stato determinato dal mancato rispetto del passaggio preventivo previsto dalle procedure italiane. Ma il parlamentare, che è anche cittadino statunitense e vicino al Partito Repubblicano, in una intervista all’Adnkronos non nasconde una posizione personale più sfumata: «Io personalmente avrei avuto un orientamento diverso. Avrei concesso l’utilizzo di Sigonella non per trascinare l’Italia dentro una guerra, ma perché le grandi alleanze si tengono in piedi anche nei momenti più difficili».

Come funziona la base

La gestione delle basi americane in Italia si basa sul Bilateral Infrastructure Agreement (BIA), siglato il 20 ottobre 1954. Questo accordo regola l’utilizzo delle strutture militari italiane concesse agli Stati Uniti e distingue le attività già autorizzate da quelle che necessitano di un assenso del governo italiano. La base di Sigonella, pur essendo una struttura italiana, ospita infrastrutture gestite dalle forze USA per attività di sorveglianza e logistica. Tuttavia, operazioni come quelle relative ai bombardieri richiedono una previa autorizzazione politica, che deve passare attraverso il Parlamento. Per questo, il diniego dei giorni scorsi è stato considerato una scelta obbligata.

La crisi di Sigonella: un precedente storico

La base siciliana non è nuova a controversie diplomatiche. Nel 1985, Sigonella fu teatro di uno scontro tra l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi e il presidente americano Ronald Reagan, relativo alla gestione di un aereo con dirottatori palestinesi. Anche allora, il governo italiano rivendicò il rispetto delle proprie leggi nazionali, portando a un confronto che sfiorò un incidente armato. Come in passato, anche questa volta il governo italiano ha sottolineato che ogni decisione viene presa in piena autonomia, nel rispetto del quadro normativo esistente.

Il ruolo strategico di Sigonella

Sigonella occupa una posizione centrale nelle operazioni della Sesta Flotta americana e nelle missioni NATO nel Mediterraneo. La base ospita droni come il RQ-4 Global Hawk e il Reaper, utilizzati per missioni di sorveglianza e operazioni tattiche. Il suo utilizzo è regolato da accordi bilaterali e ogni attività che esula da questi richiede un’espressa autorizzazione italiana. La recente decisione di Crosetto si inserisce in questo contesto normativo, riaffermando la sovranità del governo sulle proprie strutture.

Confronto con la Spagna

Altrove in Europa, la Spagna ha adottato un approccio differente. Recentemente, il governo spagnolo ha vietato l’uso delle sue basi per le operazioni legate a conflitti in Medio Oriente, includendo non solo missioni offensive, ma anche attività di supporto. A differenza di Madrid, l’Italia ha scelto di limitarsi all’applicazione rigorosa delle regole, evitando esplicite prese di posizione politiche contrarie agli Stati Uniti.

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