“Silvia Salis, bagno di folla in Puglia tra pasticciotti, pesce crudo e politica”. Così un articolo del Corriere di Bari sulla visita della sindaca di Genova nel capoluogo pugliese. Nulla di nuovo sotto il sole, insomma: una parte della stampa e della politica di sinistra dipingono ormai da mesi Salis come un’astro nascente del centrosinistra, papabile candidata premier per il 2027. E così anche per la sua visita a Bari si narra di una fantomatica accoglienza trionfale tra degustazioni di dolci tipici e cene con crudité e Susumaniello. Il sindaco di Bari, Vito Leccese, addirittura la incorona: “Lei premier? Sarebbe un sogno”.
Eppure la realtà, visibile nei filmati della passeggiata a Bari, racconta tutt’altro. Non si vede alcun bagno di folla, ma solo la sindaca che cammina accompagnata dal primo cittadino barese. Qualche timido selfie, un paio di strette di mano con curiosi e passanti. Certamente non una marea di persone che la attendevano…
Difatti, molte delle persone riprese nei video sono evidentemente semplici turisti, praticamente ignari di chi sia la ex martellista azzurra e attuale sindaca genovese. Gente che passeggia, scatta foto ai monumenti e che casualmente pare essersi imbattuta nella grande nuova rockstar della politica di sinistra. Per riassumere: questo trionfo popolare tra i vicoli pugliesi l’hanno visto solo Leccese e il Corriere. Peraltro Salis parla (e lo fa anche bene) di rigenerazione urbana e centri storici, temi condivisi tra amministratori quali sono lei e il sindaco di Bari. Tuttavia il racconto dei media non analizza le sue parole, come fossero superflue; al contrario giunge subito alla campagna di trasformazione in idolo del campo largo progressista.
Poi c’è il sindaco di Bari. Su Salis, Leccese si è sbilanciato più degli altri. Mentre Decaro e la stessa sindaca frenano sulle primarie, il sindaco barese per sua stessa ammissione vede in lei un sogno per il centrosinistra. Che sia a caccia di una nuova eroina cui aggrapparsi? Dopotutto, qualche tempo fa aveva consegnato le chiavi della città a Francesca Albanese, la relatrice ONU per i Territori Palestinesi, figura controversa e divisiva, da lì in poi celebrata come una madonna pellegrina tra riconoscimenti e tour in tutta Italia. Un gesto simbolico che suscitò polemiche, tra accuse di strumentalizzazione e critiche per la legittimazione delle posizioni estreme promosse da Albanese.
Può darsi che ora con Salis Leccese voglia cambiare registro: una sindaca del Nord, sportiva, moderata nell’immagine, a tratti liberale, da contrapporre sì al centrodestra ma senza la predisposizione a condire la sua narrazione con posizioni radicali.
Certamente da qui a gonfiare una passeggiata tra turisti come bagno di folla c’è un evidente desiderio di narrazione piuttosto che una proposta politica concreta.
E poi la sinistra e i suoi amministratori dovrebbero avere imparato che le incoronazioni premature e i titoli enfatici spesso precedono delusioni. La storia politica dei progressisti pullula di figure nate in poche settimane e diventate assoluti e indiscutibili punti di riferimento salvo poi crollare sonoramente alle urne o, peggio, nel dibattito politico. Ma alla sinistra piace complicarsi la vita: Salis potrebbe essere un’amministratrice locale stimata a Genova e crescere pian piano senza essere ingigantita, dimostrando il suo valore e la sua capacità politica. Eppure tanti la vorrebbero già schierare in prima linea. Ci sarebbe da capire, tra questi: quanti perché davvero credono nel suo valore, quanti perché hanno necessità di una figurina e, infine, quanti perché vogliono bruciarla il prima possibile così da avere una rivale di partito in meno?
Alessandro Bonelli, 2 giugno 2026
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