Smascherare i “perfettisti” e la loro visione di “paradiso in terra”

Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente

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Ricossa economia

Nel 1986 Sergio Ricossa pubblica un vero classico contemporaneo cioè La fine dell’economia. Saggio sulla perfezione (Sugarco 1986 e poi rieditato da Rubbettino-Facco nel 2007) in cui definendo con chiarezza le categorie del “perfettismo” e dell’”imperfettismo”, mostra la sua grande abilità nell’indagare la vastità delle questioni economiche in ogni loro accezione teorica.

In questo libro arriva ad affrontare le questioni filosofiche e perfino teologiche che spesso vengono alla luce ragionando su concetti come il valore, gli strumenti e le relazioni che derivano dall’ambito delle attività umane di convivenza e nelle relazioni di scambio. Quest’opera è geniale e segna una pietra miliare per la cultura economica e non solo: in essa le categorie della destra e della sinistra vengono superate (i perfettisti stanno sia a sinistra che a destra), e contemporaneamente vengono analizzate e smontate definitivamente le origini storiche, filosofiche e morali delle grandi utopie che hanno preconizzato il “paradiso in terra”. Tutta la teoria di “profeti” che ha costellato il cammino dell’umanità fino ad arrivare a Marx e Keynes e i loro seguaci, portatori del messaggio che la fine della necessità economica sarebbe la premessa per un mondo perfetto! Volevano un mondo perfetto, e, là dove hanno trionfato le loro idee, lo hanno reso invivibile.

Questa è un’opera destinata ad essere sempre attuale perché l’analisi che in essa viene svolta riguarda anche teorie e ideologie che ancora oggi influenzano, condizionano e condizioneranno le azioni dei governi e gli assetti dei mercati mondiali.

Scriveva Ricossa: “Per intenderci, diremo perfettismo ogni dottrina che predichi un regno mondano di perfezione, senza in dominio dell’economico; e imperfettismo quel poco di contrastante e di paradossale, che ritenga il perfetto indesiderabile, più che impossibile, e l’economico un aspetto come gli altri della nostra vita, non un ramo della demonologia” [Ibid].
La cosiddetta “tradizione signorile” che da sempre contribuì a disprezzare la materia economica come “bassa e immonda”, si coniuga con le teorie nemiche del mercato e della libera iniziativa economica, alla ricerca di una società utopistica, emancipata dalla “necessità economica” e regolata da menti illuminate che tutto controllano e codificano.

Ancora Ricossa: “Quando ci si abitui a valutare le idee e i pensatori lungo l’asse che contrappone il perfettismo all’imperfettismo, ci si sorprende non tanto di capirli meglio, quanto di capirli diversamente dall’interpretazione ordinaria. Per esempio, restando nel campo degli economisti, Keynes viene a collocarsi al fianco di Marx, che pure aveva criticato con asprezza, e a scostarsi di molto da Einaudi, al quale doveva legarlo invece il comune liberalismo. Ciò che risulta è l’esistenza di due liberalismi, uno perfettistico (quello di Keynes) e l’altro impefettistico (quello di Einaudi), con poco o nulla di veramente congiunto, se non talune apparenze”. [Ibid]

Questa nuova interpretazione supera gli schemi precedenti, compreso quello “destra e sinistra”, e consente di inquadrare meglio teorie e discipline non solo economiche: “Analoga è la dicotomia per una grande varietà di altre dottrine, teorie e concetti: scopriremo o riscopriremo due concezioni del mercato, dell’equilibrio e dello sviluppo economico, ma anche due concezioni del tempo, della storia, del futuro. Al perfettismo e all’imperfettismo corrispondono insomma due concezioni della vita e del mondo, perfino due teologie; il che ci costringerà a sconfinare ben oltre i limiti dell’economia come scienza”. [Ibid]

Anche oggi i Perfettisti dilagano e spadroneggiano cercando di imporre agli altri la loro visione di “paradiso in terra”, e tutti i grandi mali e i peggiori regimi originano da questo. Si tratta, quindi, di smascherarli e di rinforzare le fila degli Imperfettisti che costituiscono il contrapposto fronte della libertà.

Fabrizio Bonali, 10 agosto 2025

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