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Sogno un governo con 3 Sì e 6 No

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Sono un vecchio signore, ormai al di là del bene e del male, che trova giusto, visto che ne ha l’opportunità, far conoscere il suo pensiero, sia chiaro di comune cittadino, apòta e perbene, al suo Presidente.

Anche se è la sua prima volta, ho grande fiducia su come Sergio Mattarella condurrà le consultazioni. A differenza dei suoi tre ultimi predecessori, lui antepone l’ascolto dei rappresentanti dei cittadini alle sue idee, è rispettoso della volontà popolare, anche se non dovesse condividerla, non è uomo da cadere nelle trappole del cosmopolitismo culturale oggi alla moda e purtroppo al potere, non avendone mai fatto oggettivamente parte. È un costituzionalista, un privilegio in questa fase per noi cittadini, è un cattolico, immagino come me non adulto, un’altra garanzia. Vangelo e Costituzione sono gli ultimi due plinti rimastici. Teniamoceli stretti.

In sintesi, auspico un governo con tre Sì e sei No.

1) Sì a un governo guidato da Luigi Di Maio e da Matteo Salvini, con i voti di M5S e Centrodestra. Sì a Di Maio Presidente del Consiglio, perché ha preso più voti di tutti, sì a Salvini fuori dal governo ma con i ministeri chiave. I ministri devono essere scelti esclusivamente fra i parlamentari eletti dal popolo. Nessun tecnico, abbiamo già dato.

2) No a un governo a termine. La prospettiva dev’essere di cinque anni, un’eventuale caduta deve avvenire in Parlamento, alla luce del sole. Chi farà cadere il governo pagherà nelle urne. Alla fine della messa in sicurezza del Paese, alle elezioni del 2023, si sarà ricreato un bipolarismo 2.0 i due andranno divisi alle elezioni, e vinca il migliore.

3) No a nuove elezioni o a nuove leggi elettorali.

4) Sì all’ euro, sì all’Europa, sì al rispetto dei trattati (se tutti li rispettano).

5) No alla sudditanza politico-psicologica verso la Commissione europea, la Germania, la Francia, come purtroppo avvenuto con gli ultimi quattro governi.

6) Nessuna rinuncia ai supremi interessi nazionali. Questi vengono sempre prima di tutto, come ci hanno insegnato Angela Merkel ed Emmanuel Macron. E ora Donald Trump.

7) Nessuna ulteriore cessione di sovranità all’Europa, quella che c’è basta e avanza.

8) Sì al totale coinvolgimento del popolo sulle decisioni più importanti: la sincerità e la trasparenza verso i cittadini devono far aggio su tutto. Sogno referendum popolari alla svizzera sulle materie più complesse.

9) No al passaggio di consegna con il governo Gentiloni con la sceneggiata della campanella. Altro che campanella, ci vuole una due diligence a tappeto sui conti e sulle decisioni in essere, rendendo pubblici i risultati, affinché ognuno si assuma i meriti e i demeriti che gli competono .

Ringrazio per l’attenzione, passo e chiudo.

Riccardo Ruggeri, 4 aprile 2018