Cronaca

“Solo perché l’hanno uccisa…”. Repubblica choc sui bimbi rom

bambini rom abbandonati
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Ieri quella professoressa Ardone che faceva sociologismo letterario, oggi una Maria Novella De Luca che scrive, testuale, dei piccoli rom “apparsi un giorno, come un pugno un faccia al mondo, soltanto perché hanno rubato un’auto e ucciso una donna”.

Repubblica, quo vadis? Perdonali perché non sanno quello che scrivono? L’Ordine, pronto a scatenarsi se critichi una giovane affarista svedese dai tratti demoniaci, non ha niente da dire? Usque tandem? E passino le beghe interne, ma certe cose non si possono leggere. Soltanto perché hanno ucciso una donna. Repubblica non indulge solo alla pessima abitudine del giornalismo letterario patetico, non vuole dire, male, malissimo, che questi vivono soltanto dopo la disgrazia somma, una che scrive certe cose va oltre e lo sa: gioca con l’ambiguità e tratteggia il disprezzo per i ceti popolari, per la pensionata settantenne, salita dalla Puglia, che occupa i suoi giorni nelle piccole opere sociali e muore sull’asfalto, come un cane in agonia, dopo essere stata travolta da una macchina pirata mandata all’impazzata da quattro ladri rom sotto i 14 anni. Tutto questo va ripetuto, altrimenti non si coglie la vertigine della vergogna.

Repubblica rispecchia la mutazione genetica della sinistra partita negli anni Settanta con la progressiva sparizione della classe operaia, rifluita nel ceto medio o mediobasso, e l’affermazione di una nuova razza progressista, una borghesia emergente che si ispirava al ceto intellettuale e politico di sinistra e montava in spocchia, in disprezzo per le classi popolari. Sarà un lapsus, sarà cattiva letteratura, ma gli esce dall’anima. Ed è oscena questa levata di scudi della sinistra partitica e giornalistica in favore della santa canaglia, questo non voler vedere cause e dinamiche, colpe e responsabilità, è vergognosa questa difesa d’ufficio di un sistema marcio che fatalmente sfocia nella barbarie e surreale, grottesca barbarie: quattro bambini che fanno fuori una pensionata, poi scappano, le famiglie lasciano il campo rom, ma in breve tornano, i piccoli trattati come eroi martiri, le famiglie criminali, perché sono criminali, che minimizzano, “che sarà mai successo, noi siamo abituati così”, quelli del campo rom che minacciano i giornalisti, “qui non entrate, qui è roba nostra” e fanno coro coi maranza che agli sbirri ringhiano “Milano è nostra”.

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Ed è cosa loro, infatti. Nella connivenza di una sinistra peggio che balorda, nell’indifferenza del sindaco manager che dal lago Maggiore si preoccupa solo di dare addosso al Salvini, nell’inerzia di una destra che a questo punto non ha più scusanti, o si prende addosso il fardello delle decisioni difficili, impopolari o i morti a Milano e altrove non li conta più. Pensasse almeno in termini elettorali: la deriva, il lassismo non verranno perdonati a chi aveva promesso pugno di ferro, sicurezza, vigilianza e blocchi agli sbarchi, agli accampamenti.

“Solo perché hanno ucciso”: in questo passaggio peggio che infelice, perché dal sapore complice, magari involontario ma freudiano, sta il senso di una sinistra mostruosa fatta a immagine di chi la conduce: le Lella, quegli altri due che se uno non è pregiudicato non lo candidano. Una sinistra incarognita e lugubre, che per calcolo o vezzo intellettuale non maschera più la sua attrazione verso i ladri, i farabutti, gli omicidi, gli apprendisti stregoni, gli incantatori di serpenti, a disprezzo delle vittime che sono regolarmente poveracci d’Italia, dediti alle opere sociali, illusi o costretti al vivere mite di chi non ha difese verso l’imbarbarimento.

Insomma a Milano si può, si deve morire così, falciati da un’auto impazzita guidata da un tredicenne con altri tre ancora più giovani e nessuno fa niente, nessuno provvede: non contro i bambini, e ci può stare, anche se, forse, intervenire sui bambini significa sottrarli a un destino inesorabilmente tragico, alla galera a vita, alla morte precoce. Ma neanche sulle famiglie, viceversa difese con argomenti lerci, con le formule miserabili della letteratura patetica. S

Comunque la sinistra che si indigna per la CO2 e il caldo estivo, per Trump e l’argine all’aborto, al cambio precoce di sesso nei ragazzini, non ha trovato una parola di denuncia, di condanna per una morte così assurda e così ingiusta. Così inutile. Il figlio della vittima chiede giustizia, ma a chi? “Non è giusto” dice, la stessa formula dell’impotenza retorica, risorgimentale di tutti gli innocenti che sanno come in Italia nessuno paghi per le vite annientate dei loro cari, di loro stessi. E vogliono dire: non è giusto che vada così, non è giusto che se vivi al Gratosoglio puoi anche aspettarti di non tornare a casa, puoi morire sull’asfalto rovente dopo che quattro bambini ti hanno falciata, non è giusto che tutti si trincerino dietro le leggi, il sistema, la rassegnazione, l’umanitarismo confessionale che da pietoso si è fatto infame ed è l’alibi definitivo che tutti usano, la destra perbenista come la sinistra lassista, passando per i cattolici opportunisti.

No, non è giusto e non è ammissibile che un giornale definisca quattro criminali più che precoci come dei martiri siccome hanno appena ammazzato una anziana, ma così va e tutti allargano le braccia. Ma almeno i lettori, sempre più rari, di Repubblica non ce l’hanno una coscienza? Non riescono sottrarsi ad una simile identificazione? Perché anche scegliere cosa leggere, come informarsi implica una responsabilità morale e non è possibile o almeno non vogliamo crederci che i lettori di un giornale si trovino in sintonia con chi minimizza, cancella la morte di una anziana uscita da un’opera pia per mano di un delinquente, piccolo, non imputabile, ma già incallito, già inconsapevole. Se è vero che dopo averla travolta, ammazzata tutti hanno pensato solo a sparire e poi sono andati al centro commerciale a comprarsi o rubare delle magliette con i cartoni animati.

Max Del Papa, 14 agosto 2025

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