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La guerra in Ucraina

Sondaggio in Russia: cosa pensa la gente di Putin

A poco più di due mesi dall’inizio del conflitto più dell’80 per cento dei russi approva l’operato del Cremlino

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Dopo i primi tentennamenti dell’esercito russo, per quella che doveva essere una “operazione speciale” di pochi giorni, molti media occidentali misero in discussione la tenuta del potere di Vladimir Putin, il suo consenso in Patria, la sua capacità psico-fisica nel dirigere un Paese strategicamente importante come la Russia.

A poco più di due mesi dall’inizio del conflitto, tutte queste analisi sembrano smentite dai dati: più dell’ottanta per cento dei russi approva l’operato del Cremlino. È vero che l’operazione non viene accolta di buon grado da alcune fasce – seppur limitate – della popolazione, ma la propaganda fa il suo: è la guerra di Mosca contro l’Occidente che vuole distruggere il nemico. È la guerra per denazificare l’Ucraina. È la guerra per tutelare gli interessi, la tradizione e l’identità della Russia.

Sanzioni autogol

Sotto il profilo della comunicazione, il Cremlino sembra attutire anche il contraccolpo economico derivante dalle sanzioni. Mosca è colpita per quasi il 60 per cento del suo Pil; eppure, ciò che impressiona e fortifica l’opinione pubblica è proprio il blocco degli istituti creditizi, il congelamento dei beni esteri e la cancel culture occidentale contro i russi.

Sul sito nicolaporro.it, lo avevamo notato più volte: c’è il rischio concreto che la discriminazione nei confronti dei russi si trasformi in un’arma a doppio taglio, utilizzabile da Putin per convincere, ancor di più, che “loro” sono il male e “noi” siamo il bene. E sembra proprio quello che sta accadendo in Patria. L’errore in cui sono incappati i media occidentali è stato quello di considerare la mentalità di Mosca assimilabile a quella atlantica.

Rivendicazioni storiche

Oggi, secondo l’approccio europeo, se un tedesco dovesse rivendicare l’Alsazia o un italiano Nizza e Savoia verrebbero considerati pericolosi guerrafondai. Tutto ciò non avviene in Russia: Mosca non ha mai digerito la dissoluzione dell’Urss. L’Ucraina deve rimanere una regione satellite del Cremlino. E se questo non è possibile diplomaticamente, allora è doveroso l’intervento militare.

Il ragionamento si riflette, quindi, in un’opinione pubblica che non ha mai fatto i conti con la storia, che ritiene di vivere in una perenne ed eterna Guerra Fredda, in continuo contrasto con il nemico di sempre: l’alleanza atlantica.

Alto gradimento tra gli over 65

Non è un caso che, tra i principali sostenitori dell’aggressione putiniana, vi siano gli over 65, proprio coloro che hanno pienamente vissuto il rigido contesto del secolo precedente. Tra gli anziani, l’indice di gradimento per Putin raggiunge picchi del 90 per cento, mentre gli under 35 rimangono coloro che esprimono maggiori perplessità o sentimenti negativi, ansia e paura tra tutti.

Come riportato da “La Stampa”, l’organizzazione russa non governativa “Levada-zentr”, in un proprio sondaggio, ha evidenziato come i sentimenti della popolazione russa si spacchino quasi a metà: il 51 per cento di emozioni positive contro il 49 per cento di negative. Nel primo campo, il 40 per cento si sente orgoglioso della Russia, mente il restante 11 prova sensazioni di gioia. Nella metà opposta, invece, il 10 per cento esprime rabbia ed indignazione, mentre il 39 rimanente ansia e paura.

Il sostegno, alimentato da paure e propaganda, rimane comunque saldo. Sicuramente, stiamo parlando di un regime autoritario, in cui spazi per dissensi ed opinioni opposte non possono esistere. Eppure, è evidente come la mentalità dei cittadini russi si avvicini più ai canoni delle dittature asiatiche – intrinsecamente fondate su un nazionalismo propagandistico e totalitario – piuttosto che agli standard occidentali.

L’errore è stato quello di analizzare Putin ed il suo popolo per quello che non sono e non vogliono essere. Per quello che non saranno e non vorranno diventare. Il cambio di regime a Mosca, osannato dal presidente americano Biden, pare essere rimandato. Ancora una volta.

Matteo Milanesi, 13 maggio 2022