La vicenda giudiziaria legata alla morte di Youns El Boussettaoui si chiude in primo grado con una condanna a dodici anni di reclusione per omicidio volontario nei confronti di Massimo Adriatici. La sentenza è stata pronunciata dal giudice Luigi Riganti del tribunale di Pavia. L’imputato, 51 anni, all’epoca assessore alla Sicurezza del Comune di Voghera, aveva scelto il rito abbreviato, ottenendo così la riduzione di un terzo della pena. La Procura aveva chiesto una condanna a 11 anni e 4 mesi. La difesa aveva invece sostenuto la tesi della legittima difesa. Il tribunale ha inoltre stabilito un risarcimento complessivo di 380 mila euro per i familiari della vittima, uccisa il 20 luglio 2021 in piazza Meardi, a Voghera. Ai genitori sono stati riconosciuti 90 mila euro, mentre a ciascuno dei quattro fratelli e sorelle – costituitisi parte civile – 50 mila euro.
Il procedimento arriva dopo un primo processo, avviato con l’accusa di eccesso colposo di legittima difesa e poi interrotto in seguito alla riqualificazione del reato. Nel novembre 2024 la giudice Valentina Nevoso aveva infatti sollecitato una nuova formulazione dell’imputazione in omicidio volontario, ritenendo che “Adriatici — riporta il Corriere — avrebbe potuto valutare meglio la situazione e sparare alle gambe, anche per il suo ruolo di ex poliziotto. L’arma era carica, la reazione della vittima prevedibile, l’atteggiamento dopo lo sparo comunque freddo mentre il 39enne marocchino era a terra ferito”. Da quella decisione è scaturito un nuovo dibattimento, con ulteriori perizie balistiche e nuove testimonianze.
Secondo la ricostruzione accolta in aula, la sera dei fatti El Boussettaoui, che viveva in condizioni di marginalità e soffriva di disturbi psichici, stava creando disagio ad alcuni clienti seduti all’esterno del bar Ligure. Adriatici si era recato nei pressi del locale con una pistola Beretta modello 21 calibro 22 long rifle. La perizia ha evidenziato che nell’arma era inserito un proiettile a punta cava, definito “utilizzabile al poligono di tiro, ma non per difesa personale”. La Procura ha parlato di “una vera e propria ronda armata” e di un «pedinamento» nei confronti del 39enne.
Il contatto tra i due è degenerato rapidamente. Dopo un primo confronto verbale, durante il quale Adriatici avrebbe mostrato l’arma mentre era al telefono, si è verificata una colluttazione. El Boussettaoui lo ha colpito con uno schiaffo, facendogli cadere gli occhiali. Nel corso dello scontro, mentre stava cadendo a terra con la pistola in mano, Adriatici ha esploso un colpo che ha raggiunto l’uomo al petto. Il decesso è stato dichiarato alle 23.40, circa un’ora e mezza dopo, “per choc emorragico acuto a causa della lacerazione della vena cava inferiore e dei vasi renali contigui”.
Al termine della lettura del dispositivo, i legali di parte civile hanno espresso soddisfazione. “Siamo molto soddisfatti – commenta l’avvocato di parte civile Marco Romagnoli, che rappresenta la famiglia della vittima insieme alla collega Debora Piazza, riporta il Corriere -. Questo procedimento è partito per noi estremamente in salita, con una prima accusa di estremo favore nei confronti dell’imputato di eccesso colposo di legittima difesa che era stata già ribaltata. Oggi questo giudizio che arriva a distanza di cinque anni dal momento in cui sono accaduti i fatti restituisce un primo grado di giustizia alla famiglia. Abbiamo sempre detto fin dall’inizio che questo era un omicidio volontario e che la condotta non lasciava spazio a dubbi interpretativi. È stata confermata la nostra impostazione: Massimo Adriatici ha ucciso volontariamente El Boussettaoui sparandogli un colpo di pistola al petto”.
Sulla stessa linea l’intervento dell’avvocata Debora Piazza: “Non esistono persone di serie A e di serie B, anche se viviamo in un momento storico molto complesso, in cui cercare la verità è sempre molto difficile. Avevano parlato di legittima difesa, qui come nel caso di Rogoredo. La sentenza di oggi ci ha detto che siamo tutte persone uguali davanti alla legge. Questo mi consente di credere nella giustizia”. Nel corso del procedimento Adriatici aveva offerto un risarcimento di 220 mila euro alla famiglia della vittima: la madre e i fratelli hanno rifiutato, mentre la vedova, insieme ai figli minorenni, ha accettato la somma revocando la costituzione di parte civile.
Franco Lodige, 24 febbraio 2026
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