Spese militari, Draghi cede a Conte. E sbaglia

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È riduttivo inquadrare l’incremento della spesa nella Difesa in una mera operazione di profitto delle lobby attive nell’industria bellica. La ricerca che si sviluppa nella sfera militare coinvolge tecnologia all’avanguardia, il cui impiego può avere riflessi utili in altri ambiti economici. Dal progresso tecnologico applicato al settore militare si generano effetti positivi anche per l’industria civile. Lo sviluppo della tecnologia militare non rimane confinato al settore bellico, potendo trasferirsi in diversificate destinazioni applicative. Se pensiamo alle genesi di internet, che oggi connette la comunicazione globale, è possibile ripercorrerne la traiettoria evolutiva, partendo dalla sua idea embrionale che venne realizzata nel 1969 negli Usa da Arpa (Advanced Research Project Agency). Questa Agenzia venne istituita dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per sviluppare la ricerca in campo militare e da tale esperienza si propiziò il progetto Arpanet con lo scopo di architettare un sistema comunicativo che consentisse ai computer, dislocati in sedi diverse, di scambiarsi informazioni.

Dunque, non agisce un automatismo che fa scattare, all’aumento delle risorse destinate alla sfera militare, l’impulso guerrafondaio. Per giunta, nel settore operano industrie specializzate che impegnano migliaia di lavoratori. Inoltre, è fuorviante desumere dal potenziamento finanziario della Difesa una vocazione antitetica ai valori costituzionali che ripudiano la guerra (art. 11 Cost.). Il termine “ripudia” evoca la condanna morale verso le devastazioni causate dalla guerra nella sua versione di aggressione e di offesa. La nostra Costituzione contempla anche la possibilità che le Camere deliberino lo stato di guerra (art. 78 Cost.). I padri costituenti non hanno escluso lo scenario bellico seppure lo abbiano sottoposto ad una scomunica morale. Ma è chiaro che non è sufficiente dichiararsi pacifisti per esorcizzare l’eventualità del conflitto. La Difesa per sua definizione non è offensiva, avendo un mandato inibitorio verso l’altrui pressione prevaricatoria. L’adesione alla Nato ci ha garantito oltre 70 anni di protezione dalle minacce esterne ed onorare gli obblighi, derivanti dalla nostra appartenenza all’organizzazione atlantica, equivale ad ottemperare ad un’eredità morale.

I capricci dell’ex premier Giuseppe Conte, ostile ad incrementare al 2% del Pil il bilancio della Difesa, esprimono il tentativo di intercettare la costellazione pacifista e di non pregiudicare i rapporti collaudati con la Cina verso cui il M5s nutre delle simpatie.

Nel giugno del 2021, mentre si svolgeva il G7 a presidenza britannica in Cornovaglia, Grillo incontrava l’ambasciatore cinese a Roma, provocando imbarazzo nel governo italiano. Così come il voto contrario al decreto Ucraina del presidente della commissione Esteri, il senatore pentastellato Vito Petrocelli, che sostiene una linea filorussa e filocinese, conferma l’ambiguità grillina in politica estera. L’ex premier nella sua crociata contro l’aumento delle risorse da destinare alla Difesa esibisce un testacoda grottesco, considerando che lo stesso Conte dal 2018 al 2021 ha autorizzato l’innalzamento della spesa da 21 miliardi annui a 24 miliardi e mezzo. Dunque, l’avversità odierna, se non si dichiara in un pentimento postumo, è il sintomo di un’amnesia selettiva che non depone a favore dell’affidabilità del capo dei 5 stelle. Minacciare una crisi di governo, smentendo i precedenti orientamenti ascrivibili alla sua condotta, delinea una personalità politica schizofrenica con l’aggravante di produrre una fibrillazione in una fase che dovrebbe imporre la massima compattezza della maggioranza parlamentare. Indebolire la posizione italiana nello scenario europeo, sbiadendo l’ispirazione atlantista, è un atto di diserzione che candida il Movimento 5 stelle al collateralismo con ambienti ostili agli interessi geo-politici dell’Europa.

Tuttavia, la dichiarazione del premier Mario Draghi durante la conferenza alla stampa estera – «Sul Def non è prevista alcuna indicazione specifica di spese militari» – indica un cedimento che il Paese non può permettersi. Pertanto, occorre che tutte le forze politiche presenti in Parlamento, compresa FdI, operino per isolare i sabotatori dell’unità atlantica in nome della libertà e della democrazia.

Andrea Amata, 1° aprile 2022

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