Sbagliano di grosso i newyorkesi che accusano il loro spregevole sindaco di avere dimenticato l’11 settembre: non ha dimenticato proprio niente, il suo odio islamista si rinnova ogni giorno e così il primo cittadino, secondo il quale l’unica e vera vittima di quell’attacco fu sua zia, discriminata per il velo in metropolitana, va, non richiesto, non gradito, alla commemorazione e ci va per provocare: mentre i familiari delle vittime scandiscono i nomi dei loro cari perduti, si mette a ridere, ostentatamente, con la degna compare Alexandra Ocasio-Cortez, quella che vuole aggiornare il woke per renderlo ancor più metastatico. I newyorkesi hanno quel che si meritano: l’hanno voluto loro, lo hanno eletto loro uno dei Fratelli Musulmani, di Hamas, i cui demoni la cui moglie esalta via social (e non solo). Adesso di che si lamentano? Non sapevano chi si mettevano in casa?
Ma lo sapevano benissimo, lo hanno fatto per quello snobismo coglione che hanno le metropoli ricche, le società ricche che solo per questo si credono evolute e in grado di commettere gli scempi che vogliono. Salvo poi lamentarsene. Dite che non tutti lo hanno votato? No, certo che no, ma abbastanza da farlo sindaco e la democrazia più anche una tirannide se la manovri male. Insomma, noi abbiamo i nostri enormi problemi a macchia di leopardo, da Milano a Roma, da Firenze a Napoli, non parliamo dell’Emilia-Romagna che sarebbe pleonastico, patetico, ma nella Grande Mela non sono messi meglio. Salvo per una cosa: che hanno qualcosa che in Italia non c’è, possono far fuori il Mamdani con l’arma della ricchezza, della finanza, gli tagliano l’erba sotto ai piedi e l’islamosocialista che ride ai morti dell’11 settembre, senza soldi pubblici per imporre il suo populismo terroristico, se ne torna di dove era sgorgato. Già adesso in Florida campeggiano giganteschi pannelli di ironico ringraziamento al sindaco che sta inducendo sempre più miliardari a trasferirsi lì. Cosa impensabile da noi, in particolare a Mediolanum la cui borghesia meneghina è la peggiore del mondo, come diceva Montanelli che purtroppo per lui la conosceva non bene ma benissimo; peggiore anche della borghesia ebraico-newyorkese di Manhattan e dintorni. Quindi da quelle parti i Mamdani passano, da noi i sindaci comunisti restano e se mai si ridefiniscono, esattamente come il woke.
Talmente schifoso, lo Zohran in quel suo sorriso demoniaco, che sta facendo il giro dei social, ovvero del mondo: non ci si crede, i parenti nominano, piangono, e questo balordo provoca – ci è andato apposta – con la degna complice che vorrebbe diventare presidente degli Stati Uniti. Al punto fa schifo la scenetta da averne ispirata una per così dire correttiva, moralistica, con l’intelligenza artificiale: un soldato interrompe lo sghignazzare dei due figuri, piglia di petto il sindaco, lo fa cascare sul culo con uno spintone.
Noi nutriamo infiniti sospetti sulla AI, siamo di quelli che pensano che il mondo vada allegramente avviandosi verso l’autodistruzione a botte di tecnologia, fedele alla regola del post liberismo “tutto quello che si può fare deve essere fatto”; e non siamo i soli però, se anche fra chi la tecnologia la escogita, la fa crescere, si registrano sempre più ripensamenti e diserzioni, ultima per ora quella dell’ingegnere di di Anthropic Jacob Coxon che dice: mi dispiace, continuate senza di me. Ha appena preso atto che i sistemi in questione hanno sviluppato una “coscienza” e una intelligenza che vanno oltre quelle umane, limitate anche da scrupoli, da remore, e hanno imparato a sabotarsi da sole e, quello che più spaventa, a danneggiare l’uomo, a “uccidere il padre”; l’incubo realizzato di tutte le distopie. A chi ha interpellato queste coscienze numeriche, la AI ha risposto: non ti dico come faccio perché agisco secondo una logica criminale.
Ce n’è abbastanza per essere rassegnati più ancora che terrorizzati, però per questo caso particolare una eccezione la facciamo: la scena immaginaria del soldato che fa volare il sindaco musulmano vale il prezzo del biglietto: è niente più che un grido di sdegno e di dolore, un invitare Dio (non Allah) a provvedere, perché c’è un limite anche per questi tempi ignobili dove niente più sembra conservare il sospetto di una esigenza morale, di un ritegno, di un rispetto.
Di passata, lo spettacolo osceno del primo cittadino newyorkese che ride e scherza mentre si celebrano le vittime dell’11 settembre fa giustizia delle ricostruzioni, fra il delirante e il miserabile, volte a dirottare la colpa sugli americani che sono tutti ebrei e per pura malvagità, per incolpare gli agnellini musulmani, da soli si son tirati addosso gli aerei e giù le torri: no, i sacri palestinesi di Gaza quello stesso 11 settembre si abbandonarono, da nessuno obbligati, a immondi baccanali per le strade, esattamente come il 7 ottobre, 22 anni dopo: certi luoghi non cambiano, l’inferno non migliora neanche in terra. Allo stesso modo, uno di loro non dimentica e fa la stessa cosa: ride, esulta, disprezza, provoca. Manda segnali. Garantisce una matrice genuinamente islamista, rivendicata 25 anni dopo. È tutto qui, ed è tutto chiaro. Di che altro vorreste discutere?
Max Del Papa, 12 settembre 2026
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