Ogni violenza è una violenza. E in quanto tale, soprattutto quando si manifesta in modalità simili tra loro, andrebbe gestita allo stesso modo. Dalle autorità, ovviamente, visto che ci si aspetta il pugno duro contro i 36 militanti di Askatasuna e centri sociali collegati identificati per l’assalto alla Stampa (che dite, li sbatteranno in galera pure loro?). Ma anche dai giornali stessi, in particolare quelli che ogni tre per due rivendicano il ruolo irrinunciabile dei media nel tenere in piedi la democrazia.
Eppure… Eppure sembra che l’attacco dei Pro Pal sia stato quasi ignorato dai grandi quotidiani, Repubblica, Corriere e in parte anche la Stampa stessa. Va bene: il giorno dopo l’assalto i giornali non erano in edicola a causa dello sciopero dei cronisti. La notizia poteva non apparire freschissima. Eppure questo non ha impedito al Corsera di aprire con un titolo sulla “vecchia” notizia delle corruzioni in Ucraina e a Repubblica di buttarsi sull’inchiesta Monte dei Paschi che se va bene interessa gli addetti ai lavori e pochi altri. Più spazio sulla Stampa, come è ovvio che sia, la quale tuttavia non ha dedicato al fattaccio il titolone a nove colonne che ci si sarebbe aspettati. Perché? Eppure le folli frasi di Albanese sul “monito” ai cronisti avrebbero giustificato di ricavalcare la vicenda senza indugi. Possibile che, trattandosi di Pro Pal e attivisti dei centri sociali, di quello stesso Askatasuna così coccolato dal Comune (che vuole “legalizzarlo”) e dagli intellettuali benpensanti, le redazioni alla fine abbiano deciso di non picchiare duro?
Il dubbio viene. Soprattutto se uno va a ripescare le prime pagine del 10 ottobre 2021, il giorno successivo all’assalto dei No Green Pass alla sede della CGIL. In quel caso Il Corsera dedicò alla razzia il titolone di prima pagina (“La guerriglia urbana dei No Vax”). Lo stesso Repubblica: “Assalto squadrista al lavoro”. E andò ben oltre il fotone pure La Stampa, che parlò addirittura di “squadrismo nero” e “assalto alla Capitale”. Come mai per i “No Vax” guidato dai destri di Forza Nuova così tanta indignazione, mentre per i Pro Pal sinistri un po’ meno? Eppure i fatti si simigliano tantissimo: il corteo verso la sede, l’assenza di abbastanza polizia all’ingresso, il sacco degli Unni, i muri imbrattati, i documenti gettati all’aria, le minacce verbali a cronisti e dipendenti. Perché allora la devastazione della CGIL sembrava aver portato la democrazia sull’orlo del baratro mentre contro i Pro Pal, tutto sommato, i media si sono limitati a dar loro un buffetto?
Sarà forse che, dopo averli coccolati, certa buona stampa ora si imbarazza un po’ a doverli condannare? Sarà forse che la sinistra politica, che è scesa in piazza in tante manifestazioni per la Palestina al loro fianco, e non riesce proprio a vedere come in tanti (troppi casi) certi cortei siano trascesi nella violenza? Non sarà forse che rimarcare oggi la natura violenta di quegli ambienti significherebbe ammettere di non aver mai provato davvero ad isolarli?
Giuseppe De Lorenzo, 1° dicembre 2025
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