Il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato l’intenzione del suo governo di avviare colloqui con Paesi terzi per la creazione di centri di rimpatrio destinati ai migranti irregolari in attesa di espulsione dal Regno Unito. Lo ha confermato durante una visita ufficiale in Albania, a margine di un incontro con il premier Edi Rama, considerato da Londra un potenziale partner chiave nella gestione dei flussi migratori.
L’obiettivo, ha spiegato Starmer in un’intervista a GB News, è “garantire che i migranti irregolari siano effettivamente rimpatriati”, attraverso la costruzione di strutture all’estero che fungano da snodo logistico. Il premier non ha indicato per ora quali siano i Paesi con cui Londra intende negoziare, ma ha fatto intendere che sono già in corso valutazioni diplomatiche. Il modello a cui guarda Downing Street sembra ispirarsi all’accordo siglato tra Italia e Albania per la creazione di centri di permanenza temporanea (Cpr) in territorio albanese, destinati a ospitare migranti intercettati in acque internazionali.
Un’intesa che Starmer aveva già definito “interessante” in precedenti incontri con il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con cui condivide – almeno sul fronte immigrazione – una certa convergenza di vedute. Uno smacco incredibile per la sinistra italiana, Elly Schlein in primis: sì, perchè Starmer non è un sovranista, un estremista di destra. Starmer è di sinistra. E la sua svolta vale più di mille chiacchiere dell’opposizione.
Diversa, ha sottolineato il leader laburista, l’impostazione rispetto al contestato piano Ruanda, fortemente voluto dai governi conservatori precedenti ma mai entrato in vigore, a causa dei ricorsi giudiziari e del giudizio negativo della Corte Suprema britannica. “Costoso e inefficace”, lo ha definito Starmer, che ha annunciato l’archiviazione definitiva del progetto. La stretta sull’immigrazione, al centro della recente proposta politica del governo laburista, risponde anche alle crescenti pressioni elettorali. Il partito nazionalista Reform UK, guidato da Nigel Farage, sta guadagnando consensi nei sondaggi. Il fondatore dell’UKIP ha lodato la nuova linea di Downing Street, pur chiedendo al governo di dichiarare “un’emergenza nazionale” sul modello Trump.
L’obiettivo della linea di Starmer è “riprendere finalmente il controllo dei confini» e garantire che il sistema migratorio “sia al servizio dell’interesse nazionale”. Il progetto del leader laburista prevede limiti più severi per visti di studio, lavoro e ricongiungimenti familiari. “Non possiamo permetterci di diventare un’isola di stranieri”, ha dichiarato il premier in una conferenza stampa, suscitando immediatamente reazioni politiche e istituzionali tanto a livello nazionale quanto europeo.
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Il nuovo indirizzo politico prevede, tra le altre cose, requisiti linguistici più stringenti per tutti i migranti, l’innalzamento da cinque a dieci anni del periodo necessario per ottenere la residenza permanente (salvo eccezioni per lavoratori altamente qualificati), e maggiori limitazioni all’assunzione di personale non specializzato, in particolare nei settori dell’assistenza domiciliare e della sanità. Resteranno canali preferenziali solo per alcune categorie strategiche: medici, infermieri, ingegneri e professionisti nel campo dell’intelligenza artificiale.
Il piano di Starmer ha sollevato critiche da parte delle organizzazioni umanitarie, di alcuni esponenti del Labour e di parte dell’opinione pubblica. Alcuni hanno evocato paragoni con la retorica dell’ex ministro conservatore Enoch Powell, che nel 1968 provocò scalpore con un discorso sull’immigrazione rimasto tristemente noto per l’espressione “fiumi di sangue”. Il premier britannico proseguirà nelle prossime ore il suo tour nei Balcani, in vista del vertice della Comunità Politica Europea che riunirà leader dell’Unione e di Paesi partner non membri.
Franco Lodige, 15 maggio 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


