Cronaca

Stasi, Bossetti e il mistero del Dna: e se dovessimo riaprire anche il caso Yara?

Garlasco riapre il dibattito sulle prove scientifiche e ora anche la difesa di Bossetti chiede nuovi accertamenti. Ma la Corte dice no

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Intorno al caso di Garlasco c’è un dibattito, per ora assai minoritario,in cui qualcuno, compreso il sottoscritto, sostiene che quest’ultimo non rappresenti un unicum per come sono state svolte le indagini e il modo molto contorto con cui le sentenze hanno acclarato la colpevolezza di Alberto Stasi. In realtà, checché ne dicano gli innocentisti di Garlasco, personalmente nutro da tempo l’impressione che, soprattutto quando si tratta di casi molto mediatici, il primo disgraziato che finisce sotto i riflettori dei media si becca una pesante condanna, a prescindere dalle eventuali prove di colpevolezza.

Questo non significa che siano tutti innocenti, ma solo che il superamento di quel famoso ragionevole dubbio troppe volte sembra essere rimasto solo sulla carta, anche a causa di una informazione in gran parte orientata sulle tesi delle varie procure.

Ebbene in questi giorni si attendeva la decisione della Corte di Assise di Bergamo circa la richiesta avanzata dai legali di Massimo Bossetti di poter analizzare alcuni reperti che fanno parte del procedimento che lo ha mandato all’ergastolo. Il 5 ottobre, dopo solo 4 ore di camera di consiglio, i giudici hanno rigettato tale richiesta. In particolare, nel provvedimento di dodici pagine con cui viene respinta l’istanza si legge “che non vi sarebbero dubbi sulla presenza del Dna di Bossetti sull’indumento intimo della vittima”. A parere dei giudici, le contro analisi richieste finirebbero sostanzialmente per ripetere accertamenti biologici e genetici già affrontati nel processo utilizzando metodologie più recenti.

La risposta dei legali non si è fatta attendere. Queste le lapidarie parole di Claudio Salvagni, storico legale del condannato: “Come ho fatto notare alla Corte ci sono voluti sette anni per vedere le foto, otto anni di ricorsi per Cassazione, oltre 400 pagine di atti solo nella fase esecutiva per arrivare a discutere oggi. Evidentemente c’è qualcosa di grosso nelle carte. Andremo avanti, sicuramente in Cassazione”. Salvagni fa riferimento ad un set di foto ad alta risoluzione realizzate dai Ris di Parma, all’epoca comandati da Giampietro Lago, relative all’analisi effettuata sulla traccia 31G20 – traccia in cui sembra sia stato rinvenuto il Dna nucleare di Bossetti -. In sostanza secondo la difesa le foto dimostrerebbero un fatto a dir poco anomalo, ossia che il risultato sarebbe arrivato prima ancora che il reperto venisse inserito nel macchinario che effettua i test genetici.

Da qui la richiesta di effettuare analisi difensive per una eventuale confutazione dei risultati che hanno mandato all’ergastolo una persona fin a quel momento incensurata. Ora, noi cittadini comuni noi ci poniamo una semplice domanda: ma se è certo che Bossetti sia il colpevole della morte della povera Yara Gambirasio, per quale motivo non si consente ai suoi consulenti di fugare ogni dubbio circa un procedimento che ancora oggi sembra presentare ancora alcune ombre mai fugate? Alla Cassazione l’ardua sentenza.

Claudio Romiti, 8 ottobre 2026

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