Il nucleo investigativo dei carabinieri di Milano, che alcuni mesi addietro è stato oggetto di attacchi diffamatori legati alla nuova indagine di Garlasco (sembra sia stata messa in circolazione una diceria priva di alcun fondamento, secondo cui un membro di tale nucleo avrebbe avuto una relazione sentimentale con Giada Bocellari, eroica avvocata di Alberto Stasi), nell’informativa 309 relativa alla medesima indagine mette nero su bianco ciò che ormai la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica pensa circa la tanto decantata sentenza passata in giudicato.
In estrema sintesi, nel rapporto pubblicato dai carabinieri di via Moscova si sostiene con grande evidenza che le indagini che hanno portato alla condanna di Stasi sarebbero basate su elementi “incomprensibili e paradossali. Appare francamente difficile – si legge nel documento – percorrere con logica il filo di una suggestione creata in fase processuale e cavalcata mediaticamente per 18 anni. Tutti gli elementi – concludono –, o presunti tali, di questa vicenda sono contraddittori.”
Ebbene, malgrado il grande ritardo e dopo che un sempre più improbabile colpevole si è sciroppato quasi undici anni di carcere, i pochi innocentisti della prima ora, tra cui il sottoscritto e soprattutto il grande Vittorio Feltri, trovano una formidabile conferma alle loro antiche perplessità, peraltro espresse in un deserto dell’informazione, in cui si è cavalcata in tutte le sfumature possibili l’ondata colpevolista che impedì all’opinione pubblica di farsi un’idea equilibrata circa questi famosi e famigerati sette indizi a carico dell’ex bocconiano, che secondo gli accusatori dell’epoca erano gravi, precisi e concordanti, ma che gravi, precisi e concordanti non lo erano affatto.
In tal senso, sembra che, visti gli sviluppi della vicenda giudiziaria in corso, i legali di Stasi, dopo un iniziale tentennamento, stiano valutando la possibilità di chiedere, nelle more dell’eventuale esito della sempre più probabile revisione del processo a carico del loro cliente, la sospensione della pena detentiva. Staremo a vedere.
Claudio Romiti, 10 maggio 2026
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