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“Stop alla quarantena dei positivi”. Ma Speranza non sente ragioni

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“Covid, ha ancora senso la quarantena per gli asintomatici?”, così recita un promettente titolo di un articolo pubblicato da la Repubblica, a firma di Donatella Zorzetto, e che segnala una evidente divergenza tra il ministro Roberto Speranza e il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa. Quest’ultimo, in soldoni, sostiene da tempo che “chi non ha sintomi deve poter andare a lavorare con la mascherina.”

Sebbene il pezzo in questione inizi con un ossequio alla liturgia del terrore, sostenendo che frenare il Covid rappresenta uno sforzo immane, con troppi contagi e tanti ricoveri (contagi in gran parte privi di sintomi e ricoveri, come ha dichiarato al Tg3 del 14 luglio un primario del Niguarda di Milano, almeno nell’85% dei casi riguardanti soggetti con altre patologie incidentalmente positivi al tampone), la giornalista riesce immediatamente a toccare il punto saliente di una delle misure sanitarie più distruttive ancora in essere. Scrive in merito la Zorzetto: “Con oltre un milione di asintomatici in isolamento, è opportuno mantenere la quarantena per costoro, i quali si sentono come sequestrati in casa?”

Ora, in primis direi di eliminare quel “si sentono”, dato che queste persone costrette agli arresti domiciliari, in attesa che un nuovo tampone negativo li possa far scarcerare, sono a tutti gli effetti sequestrati in casa.

A tale proposito lo stesso Speranza giovedì scorso, ospite di David Parenzo e Concita De Gregorio su La7, ha recisamente negato l’opzione del suo sottosegretario, e lo ha fatto con parole esatte come fili a piombo: “per chi è positivo bisogna stare a casa. Io sono molto contrario all’idea che un positivo possa essere fuori. E questo oggi è previsto da una legge dello Stato. E noi non cambieremo questa norma”. “Chi è positivo deve stare a casa”, ha ribadito con tono di sfida questo sinistro personaggio, definendo con chiarezza chi detta ancora la folle linea sanitaria del governo.

Quindi per Speranza l’assurda quarantena, la quale ci sta facendo perdere altro pil, oltre a mandare in tilt molti ospedali a causa dell’isolamento forzato di un esercito di operatori sanitari in gran parte asintomatici, rappresenta la sua personale linea del Piave su cui ha deciso di inchiodare il Paese. Tutto questo, ed è importante sottolinearlo con energia, mentre nel resto d’Europa da tempo è in vigore una sorta di isolamento fiduciario di qualche giorno. Ossia più o meno ciò che si fa anche in Italia nei riguardi dell’influenza stagionale.

Ma dato che l’impresentabile ministro della Salute ha stabilito che il nostro virus è differente, egli si ostina ad adottare un approccio di stampo medievale per contrastarlo. In tal senso il diabolico tampone sembra il surrogato della famosa ordalia, che nella lingua dei longobardi significava “giudizio di Dio”. In tal senso, bisognerebbe che la moltitudine di soggetti in isolamento – che con l’arrivo dell’ancora più contagiosa variante Centaurus sono destinati a crescere in modo esponenziale – emulassero il protagonista di Quinto potere, magnifico film di Sidney Lumet. Essi dovrebbero alzarsi, aprire le loro finestre e gridare, rivolgendosi a Speranza: “sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più.”

Sempreché non arrivi la fine anticipata di una delle peggiori legislature della storia repubblicana ad eliminare alla radice il problema, mandando a casa Speranza con tutto il suo carrozzone di esperti del terrore. Mai mettere limiti alla provvidenza divina.

Claudio Romiti, 17 luglio 2022