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Stop quarantena per i positivi. Ma al governo litigano

La proposta del sottosegretario Costa: “Basta con l’isolamento domiciliare”. La scienza (ma va?) si divide. E il governo litiga

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È bastato ventilare l’ipotesi di “liberare” dall’isolamento domiciliare i positivi al coronavirus che subito s’è scatenato il patatrac. A lanciare in campo l’idea di abolire la norma è stato il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, il quale normalmente anticipa ciò che il ministero a breve sta o vuole attuare. Ma la sua proposta ha sollevato in poche ore un tale polverone di polemiche e prese di posizione che alla fine anche all’interno dello stesso governo, e dello stesso ministero, sono arrivati a litigare: Costa favorevole all’addio, Pierpaolo Sileri nettamente contrario.

“Credo che siamo molto vicini a questo traguardo, cioè lo stop all’isolamento domiciliare per i positivi”, ha detto ieri Costa. “D’altronde l’obiettivo è quello della convivenza con il virus e se parliamo di convivenza non possiamo che rimuovere anche l’isolamento per i positivi”. Per il provvedimenti si parla di “prossime settimane”, un “ulteriore passo verso la normalità”. Insomma: giorni contati per l’isolamento.

Apriti cielo. Il primo a opporsi è stato, ieri sera, il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, Filippo Anelli, il quale predica “prudenza” e chiede di “riflettere prima di prendere decisioni di questo genere” perché “non ci sono le condizioni”. La pensano così anche Massimo Galli (“Manterrei ancora abbastanza il piede sul freno”),  Franco Locatelli, (“farebbe alzare la curva dei contagi”) e ovviamente Walter Ricciardi (“una pessima idea”). “Il testing, il tracciamento, l’isolamento sono tutte misure essenziali per il controllo dell’epidemia – ha detto all’Adnkronos il consigliere di Speranza – E nel momento in cui si perde il controllo della circolazione virale il rischio è imbattersi nel problema solo quando chi si infetta viene ricoverato o muore”.

Non tutti, va detto, la pensano così. Roberto Cauda, infettivologo del Policlinico Gemelli di Roma, ritiene “sia una decisione che può essere presa” visto che la malattia è meno aggressiva e prima o poi bisognerà “convivere col virus”. Questo non significa che, in caso di necessità, non si possa “tornare sui propri passi”. Ma anche l’immunologo Mauro Minelli, responsabile per il Sud-Italia della Fondazione per la medicina personalizzata, è sulla stessa linea: “La quarantena rappresenta certamente la retroguardia della battaglia al nuovo coronavirus, per quanto senza dubbio utile in un tempo in cui circolavano le varianti letali del Sars Cov-2 e ancora non c’erano i vaccini. Oggi pensare che la corretta profilassi possa dipendere da 5 giorni o 10 di isolamento appare decisamente anacronistico”.

Non resta che capire se vincerà la linea Costa o quella di Sileri.