Cronaca

Strage di Crans-Montana: la ricostruzione inguaia i proprietari, ecco cosa emerge

Inchiesta su affollamento, vie di fuga e responsabilità dei gestori. Feriti trasferiti anche in Italia

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Le autorità svizzere stanno concentrando il loro intervento su tre direttrici principali: il supporto psicologico ai familiari, l’identificazione delle vittime e l’accertamento delle responsabilità. È su questi fronti che si cerca di affrontare l’emergenza seguita all’incendio scoppiato nella notte di Capodanno nel bar La Constellation di Crans-Montana, una tragedia che con il passare delle ore assume proporzioni sempre più gravi. Il bilancio provvisorio parla di oltre quaranta persone decedute e di 119 feriti, molti dei quali in condizioni critiche a causa delle ustioni riportate e con prognosi riservata.

Le indagini si stanno orientando verso l’ipotesi che il rogo sia stato innescato dalle candele scintillanti collocate sulle bottiglie durante i festeggiamenti, che avrebbero raggiunto il soffitto del locale situato in un seminterrato. Parallelamente emergono elementi che sollevano interrogativi sulle condizioni di sicurezza del bar. I proprietari, due cittadini francesi, sono stati ascoltati dagli inquirenti e hanno dichiarato che l’attività era conforme alle normative, ma gli investigatori stanno valutando ipotesi di reato che comprendono incendio colposo, lesioni colpose e omicidio colposo.

Nel corso di una conferenza stampa tenuta a Sion, il capo della polizia cantonale Frédéric Gisler ha riferito che “la maggior parte delle vittime è stata trovata all’interno del bar”. Sul totale dei feriti, 113 sono già stati identificati: la maggioranza è di nazionalità svizzera, seguita da una ventina tra francesi e italiani, oltre a cittadini serbi, bosniaci, belgi, lussemburghesi, polacchi e portoghesi. La protezione civile ha confermato che “la gran parte è in condizioni gravi” e ha precisato che “una cinquantina di feriti sono stati trasferiti o saranno trasferiti molto presto in centri ustioni specializzati nei paesi europei”.

Anche l’Italia ha accolto alcuni dei feriti: dopo i primi tre trasferimenti, altri cinque connazionali saranno curati principalmente all’ospedale Niguarda di Milano, mentre sei persone resteranno in Svizzera poiché le loro condizioni non consentono lo spostamento. Per quanto riguarda le vittime decedute, le autorità elvetiche non hanno diffuso dettagli, spiegando che le operazioni di identificazione sono particolarmente complesse a causa dello stato dei corpi. Le salme hanno iniziato ad arrivare al centro funebre di Sion nel corso della giornata e, per accelerare le procedure, sono intervenuti team specializzati provenienti da Israele e dalla polizia scientifica italiana.

Sul piano investigativo, la procuratrice generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud ha dichiarato che “l’ipotesi principale che sta guadagnando terreno” è “che l’incendio sia partito dalle candele incandescenti o dalle stelle filanti che erano state posizionate sulle bottiglie di champagne”. Secondo la magistrata, l’analisi di numerosi video confermerebbe le testimonianze raccolte. Gli inquirenti mantengono comunque un approccio prudente e hanno chiarito che i titolari del locale, Jessica e Jacques Moretti, sono stati sentiti “in qualità di testimoni”. Le verifiche ora riguardano i lavori effettuati nel bar, i materiali utilizzati, le misure antincendio, il numero di persone presenti rispetto a quelle autorizzate e le vie di accesso ed evacuazione. È emerso che il locale disponeva di un’unica uscita, stretta, che avrebbe ostacolato la fuga, e che all’ingresso non sarebbero stati effettuati controlli adeguati, permettendo anche l’accesso a minorenni.

Nel corso della visita sul luogo dell’incidente, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha osservato che “evidentemente qualcosa non ha funzionato” sul piano della sicurezza, mentre l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado ha definito l’accaduto un “disastro evitabile”. Tajani ha incontrato i familiari degli italiani coinvolti, confermando la presenza di sei dispersi e tredici feriti, senza rendere note le identità. Tuttavia, attraverso i media sono iniziati a circolare i nomi di alcune delle persone coinvolte, in gran parte giovani, provenienti da diverse città italiane.

Nel frattempo, è stata attivata una vasta rete di assistenza. Le autorità svizzere hanno richiesto il supporto di medici specialisti e psicologi, come riferito dal ministro della Protezione civile Nello Musumeci, che ha firmato un decreto per consentire l’intervento delle strutture regionali italiane. Un punto di accoglienza è stato allestito presso il centro congressi Le Régent, alla periferia di Crans-Montana, dove si sono riuniti i familiari dei dispersi di diverse nazionalità. Il consolato italiano di Ginevra ha aperto un’unità di crisi in coordinamento con la Farnesina.

All’uscita dal centro, Tajani ha spiegato: “Le famiglie chiedono di avere notizie più velocemente possibile e noi abbiamo dato la disponibilità massima ai nostri concittadini, ho detto loro di chiamarmi direttamente, ho lasciato loro il mio numero di portatile, perché possano avere informazioni dirette anche da me”. Dopo aver deposto una corona e visitato il locale distrutto, il ministro ha aggiunto: “Ho visto – ha raccontato con emozione – le tracce di un vero dramma. Le scarpe e i vestiti per terra mi hanno fatto venire in mente quello che può essere successo. Sono padre e nonno, capisco cosa possa provare un genitore”.

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I familiari sono assistiti da psicologi arrivati anche dalla Lombardia e dalla Valle d’Aosta, mentre prosegue l’attesa per l’identificazione delle vittime. Tajani ha avvertito che “ci vorrà molto tempo ancora” e che “sarà molto difficile riconoscere”. A descrivere il clima al centro congressi è stato il rabbino di Crans-Montana Levi Pevzner: “Ci sono persone devastate. Non c’è collera, ma c’è frustrazione per l’incertezza. Di fronte a questa sofferenza non ci sono parole, ma è importante la presenza. Posso solo dire loro che è importante condividere questa sofferenza perché soffrire da soli è molto più difficile”.

Intanto, continuano ad emergere i nomi di giovani dati per dispersi, tra cui Emanuele Galeppini, promettente golfista diciassettenne, per il quale i familiari attendono la conferma tramite esame del Dna. In diverse città italiane cresce l’apprensione per altri ragazzi di cui non si hanno notizie, mentre alcuni feriti sono ricoverati in ospedali italiani e svizzeri con ustioni gravi. Le condizioni di alcuni di loro restano critiche, mentre per altri le famiglie parlano di una sopravvivenza considerata fortunosa rispetto alla gravità dell’evento.

Franco Lodige, 3 gennaio 2026

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