Qui al bar ci eravamo tanto demoralizzati nell’apprendere la verità sulla sparatoria di Rogoredo, quanto ci siamo esaltati nell’ascoltare Giuseppe Cruciani che, a Radio 24, rispondeva a chi gli aveva chiesto di scusarsi per aver sostenuto la polizia, visto ciò che è poi emerso sull’agente Carmelo Cinturrino. Cruciani ha detto che non deve chiedere scusa proprio a nessuno (non ha detto esattamente così, ma qui al bar le parolacce non le ripetiamo, anche quando, in una frase, ci stanno davvero a cecio), perché lui si è fidato di una istituzione, dei rappresentanti della legge, dei tutori dell’ordine.
Semmai, deve chiedere scusa chi infanga la divisa – Cinturrino lo ha fatto; ora, se colpevole, dovrà essere condannato e scontare la pena che merita. Ecco: l’errore non è di chi si schiera con poliziotti e carabinieri, semmai dei pochi di loro che si rivelano mele marce. Non vorremmo che certi episodi, tipo quello del maxi furto alla Coin di Roma Termini, in cui sono coinvolti rappresentanti delle forze dell’ordine, diventino la scusa per archiviare quello che è successo a Torino, le martellate all’agente per cui non si trova ancora un responsabile, gli antagonisti giudicati in grado di delinquere ancora e in modo ancora più grave, eppure mai finiti in custodia cautelare in carcere.
Non vorremmo che si smetta di parlare dei poliziotti e dei carabinieri che sparano veramente per difendersi e difenderci e rimangono per mesi o, peggio, per anni sotto inchiesta, magari finiscono condannati con sentenze discutibili e si ritrovano in rovina. Ecco: non vorremmo che i buoni diventassero i cattivi e, soprattutto, che i cattivi diventassero i buoni. Fino alla prossima barricata…
Il Barista, 25 febbraio 2026
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