Qui al bar abbiamo ormai appeso una tv nuova di zecca, collegata h24 sui canali all news (ovviamente quelli gratuiti) per seguire passo passo la nuova inchiestona milanese sugli appalti. In fondo in estate non succede quasi mai nulla, il caldo è soffocante, gli avventori si rifugiano nel mio locale per scroccare un po’ di aria condizionata al prezzo di un caffè e mentre sorseggiano l’espresso discutono di Beppe Sala e Manfredi Catella, di Giuseppe Marinoni e Giancarlo Tancredi.
Io che giustizialista non son mai stato, storco il naso quando sento il galoppante giovincello “brioche-vegana-e-caffè-macchiato-freddo-grazie” sostenere a spada tratta le tesi dell’accusa, come se le carte in mano ai pm fossero la verità rivelata e non ipotesi tutte da dimostrare in Tribunale. E sorrido invece compiaciuto quando il navigato signor Mario, arrivato di buon mattino, lui che la farsa di Tangentopoli l’ha vissuta da vicino, predica calma e invita a dare il tempo alla difesa di difendersi. In fondo ieri i principali indagati si sono presentati all’interrogatorio di garanzia e hanno tutti rivendicato il proprio operato, escludendo ogni tipo di corruzione. “Basterà ad evitare l’arresto?”, mi chiede la signora Maria. Forse sì, perché sia l’ex assessore Tancredi che il costruttore Catella hanno rassegnato le dimissioni o si sono auto-esclusi da deleghe esecutive allo scopo di dimostrare al giudice che non hanno alcuna intenzione di reiterare il presunto reato. O forse no, visto quanto successo a Giovanni Toti.
Non ci resta che attendere, ovviamente incollati alla tv.
Però, son rimasto sorpreso dall’applauso scattato nel locale quando Marinoni, ex presidente della Commissione paesaggio del Comune di Milano, convinto della propria innocenza, s’è presentato di fronte agli avvoltoi giornalisti per sputare la seguente sentenza: “Quando dovesse essere risolto tutto tra 5 anni vi voglio qui, non unicamente quando serve rimestare il pentolone, ma anche quando si saranno chiarite molte cose. È già tre anni che andiamo avanti, che sono indagato. Ho letto le carte e sono sereno perché mi fido della giustizia italiana”. Coraggioso, ma forse utopista: quando la panna sapientemente montata dalla procura si sgonfierà, infatti, i giornali saranno già passati ad altro da tempo. Quindi nessuno ridarà la dovuta verginità mediatica agli attuali indagati, sbattuti in prima pagina alla stregua di mostri del mattone da cronisti tutto fascicolo dei pm e titoloni. E nessuno, soprattutto, dirà loro che sono degli svergognati passacarte dei magistrati. Se dovessi sbagliarmi, vi offrirò un caffè.
Il Barista
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