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Svizzera, quel referendum che può allontanarla dall’Ue

Gli elettori elvetici chiamati di nuovo alle urne. Tre quesiti, uno riguarda Frontex e l’Ue

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di Andrea Gebbia da Ehrendingen (Svizzera)

Il referendum popolare è sicuramente la più alta forma di democrazia ed è nell’esercizio di questo diritto-dovere che la Svizzera supera probabilmente ogni altra nazione.

In Svizzera si può votare per un referendum (come per ogni altra votazione) comodamente per posta. Qualche settimana prima della data ufficiale del voto si riceve a casa una busta con le schede elettorali, il certificato elettorale da firmare e un interessante libretto che con parole semplici spiega i quesiti referendari con le ragioni del SI, quelle del NO e la posizione del governo e del parlamento. Le schede votate si inseriscono in una busta senza contrassegni che, insieme al certificato elettorale firmato, si spedisce al Comune di appartenenza nella busta con cui si è ricevuto il materiale elettorale, che è richiudibile con una striscia autoadesiva.

Anche negli ultimi tempi, funestati prima dalla pandemia di Covid-19 e adesso dalla guerra in Ucraina, la politica elevetica procede indefessa per la sua strada. Il 15 maggio la popolazione rossocrociata dovrà esprimersi su tre nuovi temi referendari. Parlamento e Governo si sono dichiarati entrambi in maggioranza favorevoli al SI su tutte le seguenti domande.

1) Recepimento del regolamento Ue relativo alla guardia di frontiera e costiera europea.
L’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) assiste gli Stati Schengen nella protezione delle frontiere esterne. La Svizzera fa parte e collabora con questa Agenzia. Il referendum è stato indetto per far uscire la Confederazione Elvetica da Frontex, complice, secondo il comitato referendario, di possibili violazioni sui diritti dell’uomo quando alcuni migranti vengono respinti, oltre a richiedere sforzi economici e di personale da impiegare.

Se dovesse vincere il NO, la Svizzera dovrebbe uscire da Frontex e questo annullerebbe anche i trattati di Schengen rendendo necessaria la reintroduzione dei controlli doganali per le persone ai confini Svizzera-Europa. Insomma, questo referendum è ancora una volta un test per verificare l’affinità della Svizzera e la sua volontà di essere allineata con l’Europa.

Tutti i principali partiti politici sono a favore del SI (cioè rimanere nella zona Schengen), tranne i verdi, i socialisti e l’Unione Democratica Federale (un partito conservatore di stampo cristiano-protestante con un solo seggio in parlamento).

2) Modifica della legga sui trapianti di organi. In Svizzera un organo può essere espiantato da una persona cerebralmente morta solo se tale persona aveva lasciato una chiara indicazione in proposito oppure se i parenti esprimono il loro consenso.

Il referendum, se vincesse il SI, cambierà questa procedura. Praticamente, come già avviene per esempio anche in Italia, in mancanza di una esplicita volontà contraria, si potranno espiantare gli organi “automaticamente” per donarli ad un altro paziente. Solo chi è contrario deve rendere chiara la sua volontà in proposito.

Tutti i partiti sono per il SI, tranne la Unione Democratica di Centro (Schweizerische Volkspartei, il partito più rappresentato in parlamento, partito nazionalista e conservatore malgrado il “fuorviante” nome in italiano), il Partito Evangelico Svizzero (3 seggi in parlamento) e la già menzionata Unione Democratica Federale.

3) Modifica della legge sul cinema. Le emittenti televisive svizzere sono obbligate ad investire il 4% del loro fatturato nella produzione cinematografica locale. I servizi in streaming, come Netflix, non sono attualmente obbligati a versare tale contributo.

Il risultato del referendum, se vincesse il SI, obbligherebbe anche per le piattaforme di cinema in streaming, come per esempio succede anche in Italia, un versamento come quello delle televisioni tradizionali. La vittoria del SI renderebbe obbligatoria una quota minima di programmazione di film di origine europea del 30% per le piattaforme in streaming, ma questo potrebbe ridurre la molteplicità dell’offerta via internet e addirittura rendere gli abbonamenti piu’ cari.

Tutti i partiti sono per il SI tranne l’Unione Democratica di Centro, il Partito Liberale Radicale (il secondo partito come numero di seggi in parlamento) e l’Unione Democratica Federale.