Per giorni hanno scavato nella vita di Luigi “Luca” Esposito. Non nel terreno agricolo di Eboli dove il suo corpo è stato ritrovato carbonizzato, ma nella sua esistenza privata. Sono bastati alcuni punti ancora oscuri, qualche informazione contraddittoria e una manciata di indiscrezioni per mettere in moto il solito tritacarne: la presunta doppia vita, gli amanti, i segreti, le frequentazioni misteriose, un’esistenza descritta come sregolata e forse pericolosa. Il risultato? Un uomo assassinato con una ferocia spaventosa è stato trasformato, ancora prima che emergesse la verità, nel protagonista di una storia torbida. Come se dietro quella morte dovesse necessariamente esserci qualche comportamento inconfessabile della vittima.
Poi, questa mattina, la svolta. Un ventiseienne tunisino, senza fissa dimora e irregolare sul territorio nazionale, ha confessato l’omicidio. Ed ecco che improvvisamente la vicenda sembra aver perso buona parte del suo fascino mediatico. Non più il giallo della doppia vita, non più gli e loschi affari. Soltanto un clandestino che avrebbe massacrato un uomo e gli avrebbe dato fuoco mentre era ancora vivo. Un omicidio come tanti altri, da archiviare rapidamente nelle pagine della cronaca.
Secondo quanto riferisce l’Ansa, il giovane è stato individuato e sottoposto a fermo di indiziato di delitto al termine delle indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Salerno e condotte dal Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri. Il ventiseienne si nascondeva in un casolare abbandonato nelle campagne di Eboli, nella zona di borgo Cioffi, un’area disseminata di edifici fatiscenti utilizzati come rifugio da senzatetto e persone ai margini. Per rintracciarlo sono stati necessari giorni di accertamenti, analisi delle immagini registrate dalle poche telecamere presenti nella zona e una complessa attività di localizzazione geosatellitare.
Gli investigatori hanno ricostruito il percorso compiuto da Esposito con la propria automobile tra sabato e domenica. La svolta sarebbe arrivata grazie a un’impronta digitale rinvenuta sulla vettura della vittima, lasciata a poca distanza dal luogo in cui è stato scoperto il cadavere. Passando poi al setaccio il traffico telefonico, i militari hanno accertato che tra il giornalista e il ventiseienne c’erano stati diversi contatti.
I due, secondo la ricostruzione degli inquirenti, si conoscevano già da qualche tempo. Anche quel sabato si sarebbero prima sentiti telefonicamente e poi incontrati. A un certo punto sarebbe scoppiata una lite. Il giovane avrebbe colpito Esposito violentemente e ripetutamente, provocandogli fratture in diverse parti del corpo. Ma è ciò che sarebbe accaduto subito dopo a restituire la misura dell’orrore. Il ventiseienne avrebbe utilizzato materiale plastico, una coperta e alcune sterpaglie per dare fuoco al corpo. Esposito, come emerso dall’autopsia, in quel momento non era ancora morto. Respirava ancora e il suo cuore continuava a battere.
Durante la perquisizione del casolare in cui il sospettato si nascondeva, i carabinieri hanno rinvenuto il telefono cellulare e una carta di pagamento elettronico appartenenti alla vittima. Elementi che, insieme all’impronta digitale, ai contatti telefonici e alla ricostruzione degli spostamenti, hanno stretto il cerchio intorno al giovane. La sua individuazione non è stata semplice. Dopo aver compreso che si trovava nella località Cioffi, gli investigatori hanno impiegato due giorni per localizzarlo con precisione. Alla vista dei carabinieri, il ventiseienne avrebbe inizialmente tentato di fuggire. Quando si è accorto di essere circondato, si è barricato all’interno dell’edificio, prima di essere bloccato dai militari.
Condotto negli uffici del Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Salerno, il giovane ha deciso di raccontare quanto accaduto. Nel corso dell’interrogatorio davanti al pubblico ministero che ha coordinato le indagini fin dalle prime ore, e alla presenza del proprio difensore, ha confessato. È stato quindi trasferito nella casa circondariale di Salerno, dove attende la convalida del fermo da parte del giudice per le indagini preliminari. Il ventiseienne risulta incensurato, ma in passato era già stato fermato per un controllo proprio all’interno di un casolare della zona. Per questo i carabinieri disponevano delle sue fotografie segnaletiche, risultate decisive per l’identificazione.
Gli investigatori avevano escluso fin dall’inizio che il delitto fosse collegato all’attività professionale di Esposito. Il cinquantatreenne, originario di Nocera e residente nella Valle dell’Irno, era conosciuto nel Salernitano come opinionista sportivo. Collaborava con alcune televisioni e testate campane, dirigeva un notiziario sportivo online e seguiva diverse squadre di calcio, a cominciare dalla Salernitana.
Le indagini, tuttavia, non sono concluse. Resta innanzitutto da chiarire il motivo della lite tra il giornalista e il giovane tunisino. E rimangono da approfondire alcuni aspetti della vita di Esposito che avevano contribuito ad alimentare ipotesi e indiscrezioni. Ai colleghi il giornalista aveva raccontato di essere un dipendente dell’Arpac, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, e di essere impegnato in frequenti controlli presso aziende zootecniche della zona. Un rapporto di lavoro che la stessa Arpac ha però smentito. Anche l’Ordine dei biologi della Campania ha precisato che Esposito non risultava tra i suoi iscritti. Sono contraddizioni che gli investigatori dovranno verificare, ma che non autorizzavano nessuno a trasformare una vittima in un imputato. Non bastano una bugia sul proprio lavoro, una vita privata complicata o alcune frequentazioni poco chiare per dipingere un uomo come un poco di buono invischiato in chissà quali affari.
Prima ancora che i carabinieri individuassero il presunto responsabile, alcuni avevano già costruito il personaggio perfetto: l’uomo dalla doppia esistenza, il giornalista con qualcosa da nascondere, la vittima che forse vittima fino in fondo non era. Una narrazione comoda e suggestiva, buona per titoli ammiccanti e ricostruzioni pruriginose. Adesso che un tunisino irregolare ha confessato, invece, l’interesse sembra essersi improvvisamente raffreddato. Perché la realtà, evidentemente, è meno spendibile del romanzo costruito sulla pelle di un morto. “Prepariamoci: ci aspettano tempi davvero bui”, il commento amaro di Andrea Stroppa su X.
Tornando alla vittima, il direttore di OttoChannel Pierluigi Melillo ha commentato la svolta investigativa ricordando il lavoro svolto dalla Procura e dai carabinieri: “Fin dal primo momento ci siamo aggrappati all’abilità investigativa di un magistrato coraggioso e determinato come il procuratore di Salerno, Raffaele Cantone. Non era facile chiarire il giallo della morte di Luca, per una serie di motivi: dalla zona isolata in cui era stato ritrovato il cadavere martoriato ai segreti sulla vita privata di Luca, ucciso in maniera maldestra e crudele, dandogli fuoco quando ancora respirava e il suo cuore non aveva smesso di battere”.
Melillo ha quindi aggiunto: “Avevamo intuito che la svolta sarebbe potuta arrivare dai tabulati telefonici e così è stato. Ma va fatto un plauso sincero ai carabinieri e al Procuratore Cantone perché non hanno sbagliato nulla nell’immediatezza del delitto e proprio nel momento in cui nell’ambiente giornalistico cominciava a serpeggiare il timore che quell’omicidio brutale potesse restare impunito, c’è stata la notizia che speravamo arrivasse”.
Infine, il direttore di OttoChannel ha chiesto rispetto per la memoria del giornalista, denunciando il clima che si era creato sui social: “Sulla tragica e orribile fine di Luca ci auguriamo che ora cali un velo, se non di silenzio almeno di corretta discrezionalità. Sui social, invece, c’è stata la solita sguaiata cattiveria che caratterizza la piazza virtuale. Anche questo scempio Luca non lo meritava. Ora riposi in pace, pregheremo per lui e lo ricorderemo sempre come merita e come l’abbiamo conosciuto: un inguaribile rompiscatole che aveva il pregio di dire sempre quello che pensava. Anche se agli altri, quasi sempre, non piaceva. Ciao Luca”.
Il punto è proprio questo. Luigi Esposito non meritava di essere assassinato una seconda volta dalle insinuazioni. Un uomo è stato picchiato, fratturato e bruciato quando era ancora vivo. Eppure, per giorni, qualcuno è sembrato più interessato ai suoi presunti amanti che alla brutalità dell’omicidio. Ora c’è una confessione. C’è un ventiseienne tunisino irregolare fermato dai carabinieri. Ci sono il cellulare e la carta di pagamento della vittima trovati nel suo rifugio. C’è un’impronta digitale sull’automobile. C’è una ricostruzione investigativa che dovrà naturalmente essere sottoposta al vaglio della magistratura. Ma il grande romanzo della doppia vita sembra già finito. Perché, quando la realtà non coincide con il racconto che si voleva costruire, spesso la notizia smette misteriosamente di interessare.
Massimo Balsamo, 25 luglio 2026
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