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“Tamponi sicuri”. “No, causano emorragie”. Burioni smentisce se stesso

La lezione (poco) “scientifica” di Burioni in tv. Terrore sui tamponi per eliminarli dal green pass

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I tempi cambiano, si sa. E le opinioni pure. Vanno su e giù come un’altalena, si modificano con l’evolversi della situazione. Accadeva in passato, è diventato legge da quando nel mondo imperversa il coronavirus. Su tamponi, vaccini, lockdown, green pass, “Covid come l’influenza” e via dicendo non v’è cristiano sulla terra che non abbia almeno una volta rivisto la sua posizione. Però a tutto, o quasi tutto, c’è anche un limite. Ovvero quella sottile linea della decenza che ieri Roberto Burioni, ottimo medico e vispo comunicatore, ha ampiamente superato durante l’ultima lezioncina nel salotto di Che tempo che fa.

Per capirlo, facciamo un salto indietro all’8 ottobre del 2020. Il nostro Burioni quel giorno duettava su Twitter con Claudio Borghi. Scriveva il deputato leghista: “Ho scoperto che qui c’è una massa di tampoinomani per i quali dire che un tampone è fastidioso è bestemmia. Cari amici, infilatevi su per il naso anche lo scopino del cesso se vi piace ma non venitemi a rompere le scatole se dico che trovo l’esame invasivo per essere di routine”. Immediata la replica del professorone: “Onorevole, il tampone rinofaringeo può essere fastidioso (specie in pazienti con ipertrofia dei turbinati o deviazione detto nasale) ma non è considerato invasivo. Invasiva è una biopsia epatica, per esempio”. Ecco, tenete a mente queste parole. Le ripetiamo: il test anti-Covid “non è considerato invasivo”. Chiaro?

Bene. Ora torniamo ai tempi odierni e ascoltiamoci la lezione di Burioni andata in onda ieri sera da Fabio Fazio. C’è da restare di stucco. Il professore fa un’analisi del green pass dal punto di vista “scientifico” e non legale: sostiene che i guariti dovrebbero comunque sottoporsi a un giro di vaccinazione; che sì, è vero, anche i vaccinati s’infettano e trasmettono il virus ma molto meno di chi non si inocula il siero; e che forse andrebbe rivista la durata del green pass, magari a 9 mesi come sta pensando di fare il governo. Il meglio però Burioni lo riserva alla fine, quando cerca di supportare “scientificamente” la necessità di togliere il green pass ai non vaccinati che ogni 48 ore si fanno un tampone. Lo chiama il “tallone d’Achille” della strategia anti-Covid. Sentite qui: “Il tamponi sono fastidiosi e costosi. Peraltro, come tutte le pratiche mediche non sono privi di rischio. Ci sono studi che hanno visto come, in media, ogni milione di tamponi ci sono 12 eventi avversi non lievi”.

Roba tosta: si tratta di “emorragie, che richiedono talvolta trasfusioni”. Oppure “si può rompere il bastoncino e richiedere un intervento chirurgico per recuperarlo”. O addirittura “è stato descritto un caso nel quale, per un tampone eseguito male, una persona ha avuto una lesione delle membrane che ricoprono il nostro sistema nervoso centrale ed ha perso del liquido cefalorachidiano”. Nientepopodimenoche. Ma scusi, dottor Burioni, non era lei a dire che il test “non è considerato invasivo”? Possibile che oggi, solo perché v’è il bisogno di demonizzare il test anti-Covid in ottica green pass, improvvisamente pure lei scopre le tragiche pericolosità del cotton fioc ficcato su per il naso?