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Terremoto al Garante della Privacy: si dimette il segretario generale

Angelo Fanizza lascia l'incarico. Il Collegio: "Noi estranei"

Sigfrido Ranucci ed il metodo report © invizbk tramite Canva.com
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Il segretario generale del Garante per la protezione dei dati personali, Angelo Fanizza, ha rassegnato le sue dimissioni il 20 novembre. La decisione è arrivata al termine di una giornata di forti tensioni interne all’Autorità, culminata con un’assemblea del personale che ha chiesto le dimissioni dell’intero collegio dirigente. L’assemblea, svoltasi in mattinata, ha espresso unanimità nel sollecitare un cambio al vertice, a seguito di polemiche e contrasti interni scoppiati nelle ultime settimane.

Le accuse di spionaggio interno e le dimissioni di Fanizza

L’origine delle tensioni risale al 4 novembre, quando Angelo Fanizza avrebbe richiesto al responsabile della sicurezza informatica, Cosimo Comella, di estrarre dati sensibili come e-mail, accessi a cartelle condivise e sistemi di rete dei dipendenti. Questa richiesta, respinta da Comella, secondo fonti interne sarebbe stata finalizzata a scoprire eventuali dipendenti responsabili di divulgazioni alla trasmissione televisiva Report. Il 20 novembre, durante l’assemblea dei lavoratori, il dirigente ha denunciato l’illegittimità della richiesta, scatenando ulteriori polemiche all’interno dell’ente. Fanizza, nominato lo scorso ottobre e magistrato presso il Tar del Lazio, non ha reso pubbliche le motivazioni delle sue dimissioni, ma appare chiaro che il clima acceso abbia influito sulla sua decisione.

Il Collegio respinge le accuse

Il Collegio dell’Autorità, composto dal presidente Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza, ha preso le distanze dalle azioni di Fanizza. Una nota ufficiale afferma la “totale estraneità” del Collegio rispetto alla comunicazione dell’ex segretario generale e sottolinea che la richiesta non è stata eseguita. Il Garante ha ribadito che il monitoraggio non autorizzato di dati personali dei dipendenti può rappresentare una violazione della normativa sulla privacy.

La vicenda arriva in un clima già teso, alimentato dalle inchieste giornalistiche di Report dopo la multa di 150.000 euro inflitta a Report per aver diffuso l’audio privato di una conversazione dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano.

Oltre ai lavoratori del Garante, le dimissioni del Collegio sono state richieste anche da esponenti politici come il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico, i partiti che avevano nominato alcuni dei componenti del Collegio nel 2020. La segretaria del PD, Elly Schlein, ha dichiarato che l’unica soluzione per ricostruire la fiducia dei cittadini nell’istituzione è un “azzeramento completo” del Collegio. Dall’altra parte, la premier Giorgia Meloni ha risposto alle accuse di pressioni politiche, ricordando che i membri del Collegio erano stati scelti durante il governo precedente.

I prossimi passi dell’Autorità

Nonostante le pressioni interne ed esterne, il Collegio ha confermato che non rassegnerà le dimissioni. Il mandato settennale dei membri scadrà a luglio 2027. Nel frattempo, l’Autorità dovrà affrontare il clima di sfiducia crescente, sia all’interno che all’esterno, per salvaguardare il funzionamento e la credibilità delle sue attività di vigilanza sulla protezione dei dati personali in Italia.

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