Ok. Se volete capire perché siamo destinati a soccombere, guardatevi questo video qui sotto. Arriva da Parigi, dove da giorni e giorni i “maranza” parigini, seconde generazioni che abitano nelle banlieue, stanno mettendo letteralmente a ferro e fuoco la città. Saccheggi. Rapine. Violenze. La scusa è il carovita o non si sa bene cos’altro, l’effetto è puro vandalismo.
Bene. Nel filmato si vede una signora, una ragazza, raccontare ad alcuni dei presenti in piazza quello che le era accaduto: è stata aggredita da alcuni manifestanti e minacciata di stupro, mentre teneva il suo neonato in braccio, solo perché è “una sporca borghese” e perché cercava di impedire loro di saccheggiare o sfasciare un negozio.
E sapete cosa le rispondono i suoi interlocutori? Parlano della “violenza delle istituzioni”, dei “morti sul lavoro” colpa del liberismo, spigano che i saccheggi sono il riflesso della violenza dello Stato. Che distruggere “la proprietà privata” non è “niente di grave”. Ammettono di non essere pacifisti perché è “anche Nelson Mandela invitò a prendere le armi contro l’Apartheid”. Ritengono la banca di Parigi il principale dei problemi. Vogliono espressamente “la rivoluzione”. Ma soprattutto – ed è una donna a dirlo – arrivano a sostenere che le violenze, nelle rivoluzioni, sono un effetto collaterale. Anche quelle fisiche. Anche la minaccia di stupro. Alla faccia delle battaglie femministe. Fa venire i brividi.
Parigi. Una mamma racconta di essere stata minacciata di stupro da alcuni manifestanti, anche se aveva il bambino in braccio, in quanto borghese e per aver chiesto di non sfasciare un negozio. La donna lo racconta per le strade di Parigi, non sapendo però di trovarsi davanti una… pic.twitter.com/v93zlO3eKA
— Leonardo Panetta (@LeonardoPanetta) October 21, 2026
A parlare di “danni collaterali” è Bettina Zourli che, come sintetizza Leonardo Panetta, è una “docente di sociologia di genere, all’Università di Rennes. Anti-fa, femminista, pro-Palestina. I suoi libri sono tutti dedicati alla scelta di non avere figli. Il suo spettacolo teatrale è “come ho invitato il mio stupratore al mio matrimonio””. Sui social ha provato ad arrampicarsi sugli specchi: “Capisco che la mia frase abbia scioccato e me ne scuso fin da subito – ha scritto – E vorrei dirlo e ripeterlo: è ovviamente scioccante essere minacciati di stupro. Le violenze sessiste e sessuali sono ancora diffusissime in Francia. In quanto attivista femminista, conosco i numeri: 220.000 stupri o tentativi di stupro all’anno, soltanto in Francia. Lo stupro viene utilizzato come arma di guerra da secoli da numerosi eserciti in tutto il mondo. Lo stupro è un crimine ingiustificabile, che non può mai essere legittimo. Dunque, non si è mai trattato di giustificarlo o banalizzarlo. I metodi patriarcali utilizzati dai nostri nemici non devono mai trovare spazio nei movimenti di lotta che sostengo. È inammissibile”. Poi arriva il classico “però”. “Quando parlo di danno collaterale, quindi, non lo faccio per minimizzare – aggiunge – Un danno collaterale è «la conseguenza spiacevole, indiretta e involontaria derivante da un’azione principale». Quindi, quando dico a una signora minacciata di stupro durante la giornata di mobilitazione del 17 ottobre che quella minaccia è un danno collaterale, sto dicendo che quella minaccia di stupro NON HA NULLA A CHE VEDERE con la mobilitazione del 17 ottobre. Quello che mi addolora è che questo alterco sia avvenuto mentre stavo rilasciando un’intervista per parlare della violenza istituzionale orchestrata da Macron negli ultimi dieci anni. Brut ha deciso di non utilizzare quella sequenza e di prestarsi al gioco mediatico di un alterco che avrebbe sicuramente alimentato l’odio online”. E ancora: “Dunque, la sequenza filmata dimostra che sono stata effettivamente infelice nelle mie parole e che avrei dovuto, ogni volta che quella signora mi interrompeva, ribadire che condannavo quella minaccia di stupro. Dimostra anche che sono un essere umano che a volte dice delle cazzate, soprattutto quando si trova con le spalle al muro, quando le vengono rivolte parole estremamente violente, ma che sono anche capace di mettermi in discussione. Ho reagito in maniera fredda al racconto di una persona sotto shock e me ne rammarico. Ero io stessa sotto shock: pochi minuti prima ero appena uscita da un acceso alterco con due uomini che avevano rivolto nei miei confronti parole cariche di odio. Questo non giustifica l’infelicità delle mie parole, ne sono consapevole”.
Però insomma mica fa passi indietro sulle violenze. “Resto invece convinta di alcuni punti: il sabotaggio materiale e i danneggiamenti fanno parte della lotta. Una rivoluzione dei cittadini ha bisogno di quello che Andreas Malm chiama il suo «fianco radicale». – aggiunge – Quando le suffragette piazzavano bombe, quando i comunisti della Seconda guerra mondiale organizzavano guerriglie e sabotaggi, quando i palestinesi sabotavano gli oleodotti nel 1936, si trattava di RESISTENZA, non di VANDALI. È lo stesso oggi: ci dicono di andare a votare invece di spaccare tutto, ma nel 2024 le elezioni legislative hanno dimostrato che il voto non è più uno strumento sufficiente per garantire la nostra democrazia. Già molto prima, la consultazione dei cittadini era stata letteralmente gettata nella spazzatura, con i 20.000 quaderni delle rivendicazioni dei Gilet gialli sepolti senza essere nemmeno letti. Resto inoltre convinta del fatto che non dobbiamo cedere alla strumentalizzazione mediatica di argomenti che oscurano la situazione attuale. Perché siamo arrivati al 17 ottobre? Questa domanda deve rimanere AL CENTRO DEL DIBATTITO. Pertanto, condanno fermamente le violenze della polizia e la violenza istituzionale che ha provocato 1,2 milioni di poveri in più dal 2017, 350.000 persone attualmente senza fissa dimora e oltre 1.100 morti sul lavoro nel 2025″. A voi le conclusioni.
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