
Dopo le parole di Francesca Albanese sull’assalto alla Stampa, parole che anche Repubblica è arrivata a riconoscere choc, si stringe il cerchio intorno alla relatrice speciale dell’Onu. Ieri Giorgia Meloni e altri politici, incluso Carlo Calenda, ne hanno criticato l’uscita sul “monito” ai giornalisti che sarebbe stato il raid violento degli antagonisti di Askatasuna. Oggi in molti arrivano a chiedere alle città di revocare la cittadinanza onoraria al Nostra Signora dei Pro Pal.
A chiederlo per primo è stato David Parenzo, non certo un reazionario, secondo cui “siamo oltre il delirio” e “le città che le hanno concesso onorificenze dovrebbero revocarle immediatamente, come fecero con quelle dedicate a Mussolini”. Della stessa idea anche la Lega che chiede “che siano tolte le cittadinanze (dis)onorarie che sono state assegnate a questa “signora”, che ogni giorno si distingue in peggio”. E anche dal Pd si alza qualche voce nel coro: “Le parole di Albanese sull’assalto squadristico alla sede de La Stampa sono inaccettabili – ha detto Andrea De Maria, deputato Pd – E francamente sono incompatibili con la cittadinanza onoraria di Bologna, città Medaglia della Resistenza, che dovrebbe ricevere. Una città che, nella sua storia, si è sempre battuta per la libertà di opinione e di espressione, contro ogni forna di violenza e di intolleranza”.
Nel mirino c’è ovviamente il sindaco di Bari, Vito Leccese, che fu tra i primi a premiare la relatrice con tanto di chiavi della città. Poi venne il primo cittadino di Reggio Emilia, che venne pure umiliato sul palco per aver osato ricordare i massacri del 7 ottobre. E tante altre amministrazioni, che si sono fatti prendere dalla foga di chi appariva più Pro Pal degli altri.
Solo che nel frattempo la Albanese ne ha combinate una dopo l’altra. Prima le parole choc su Hamas che “costruisce scuole”. Poi quelle sui terroristi che “vanno capiti”. Per non dimenticare il suo ricorrente relegare il 7 ottobre a fatto da “contestualizzare”, come se gli stupri, i massacri e gli orrori di civili si potessero in qualche modo contestualizzare. E poi gli attacchi a Liliana Segre “poco lucida” di fronte alle guerra a Gaza. Una sfilza di imbarazzanti uscite che hanno provveduto a fare terra bruciata attorno alla relatrice speciale Onu. Ieri Filippo Sensi del Pd ha condannato la “minaccia” della Albanese ai giornalisti. Il resto del partito non l’ha condannata subito, restando per ore in un imbarazzato silenzio, ma di certo non l’ha nemmeno difesa. La causa palestinese “non può essere sporcata da assalti ai giornali, mandiamo anche da qui un messaggio a La Stampa: non c’è nessun monito, quella è violenza e ignoranza, che dobbiamo respingere con forza”, ha detto il responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano. E chissà se questo suo andare in piazza sempre e comunque non finirà con l’avvicinarla più al mondo di Potere al Popolo che a quello dei partiti pronti magari a candidarla al prossimo giro di valzer.
“Le sue parole sono pericolose e penose”, ha detto alla fine la segretaria del sindacato dei giornalisti, Alessandra Costante, che pure poi mette sullo stesso piano questa imbarazzante lezione della Pro Pal con presunti “lobbisti filo israeliani”. Parole “irresponsabili e pericolose”, le ha definite invece Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti. “Nessuna giustificazione, nemmeno indiretta o con una condanna di facciata, può essere concessa a chi mette i giornalisti nel mirino. Una cosa è la critica, altro sono minacce, aggressioni e intimidazioni”.
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