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Trump: “Da oggi blocco navale dei porti iraniani”. E attacca il Papa

Falliscono i negoziati a Islamabad. Il petrolio supera i 100 dollari

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I negoziati tra Stati Uniti e Iran tenutisi nel fine settimana a Islamabad, Pakistan, si sono conclusi senza un accordo. Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che, a partire dalle 16 ora italiana, gli Stati Uniti avvieranno un blocco navale diretto a fermare il traffico marittimo da e verso i porti iraniani. Questa decisione segue l’insuccesso di trattative incentrate su questioni chiave quali il controllo dello Stretto di Hormuz e le scorte iraniane di uranio arricchito. Trump ha spiegato che il blocco verrà applicato in modo imparziale a tutte le navi in transito nelle acque del Golfo Persico e del Golfo dell’Oman.

Trump: “Non mi interessa se Teheran torna ai negoziati”

Il presidente Donald Trump ha espresso il suo disinteresse riguardo alla possibilità che l’Iran torni ai negoziati. Durante un’intervista alla base militare di Andrews, nel Maryland, ha dichiarato: “Non mi interessa se tornano o no. Se decidono di non tornare, per me va bene”. Trump ha aggiunto che l’Iran ha mentito, non rispettando la promessa di mantenere libero il transito nello Stretto di Hormuz, una posizione che ha spinto l’amministrazione americana all’adozione del blocco navale.

Le reazioni di Teheran e la prospettiva di nuove tensioni

Dall’Iran sono giunte risposte ferme alle dichiarazioni di Trump. Masoud Pezeshkian, presidente iraniano, ha affermato che “gli Stati Uniti devono abbandonare i loro atteggiamenti totalitari e imparare a rispettare i diritti della nazione iraniana”. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha commentato dicendo: “Eravamo vicini a un accordo, ma ci siamo trovati di fronte a nuove pretese e ostacoli da parte americana”. Alcuni ufficiali iraniani hanno ribadito di avere ancora importanti “leve inutilizzate” per contrastare il blocco. Intanto, Mohsen Rezaei, ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie, ha definito i piani americani “immaginari” e inadatti a intimidire l’Iran.

Effetti economici: il petrolio supera i 100 dollari al barile

Il fallimento delle trattative e l’annuncio del blocco hanno avuto ripercussioni sui mercati globali. Il prezzo del petrolio è tornato a superare i 100 dollari al barile. Il Brent ha raggiunto i 102,21 dollari e il WTI i 104,73 dollari. Questi rialzi ricalcano il timore di una potenziale escalation nel Golfo Persico, una regione chiave per il commercio globale di idrocarburi. Alcuni esperti sottolineano inoltre le difficoltà della Cina, maggiore cliente petrolifero dell’Iran, che potrebbe subire ulteriori contraccolpi economici.

L’attacco di Trump a Papa Leone XIV

Trump ha polemizzato aspramente contro Papa Leone XIV, sostenendo che il pontefice sia “debole” sia sulla criminalità che in politica estera. Il presidente americano ha inoltre criticato Leone per le sue dichiarazioni contrarie alla guerra e al possibile attacco americano in Iran. “Non voglio un Papa che pensa che sia giusto che l’Iran abbia armi nucleari,” ha affermato Trump, aggiungendo che Leone dovrebbe concentrarsi sull’essere un “grande Papa” e non un politico.

Preoccupazioni per il traffico nello Stretto di Hormuz

Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz, una delle principali arterie del commercio mondiale di petrolio, ha registrato l’ennesimo blocco del traffico marittimo. Secondo il Lloyd’s List, alcune petroliere già in transito hanno invertito la loro rotta dopo l’annuncio del blocco statunitense. La tensione rende incerta la situazione nella regione, aumentando ulteriormente i rischi economici e politici a livello internazionale. Le compagnie di navigazione, che nei giorni passati hanno cercato di sfruttare il cessate il fuoco per evacuare alcune navi, guardano con apprensione alla possibile escalation del conflitto.

Un conflitto che agita il Medio Oriente

Il fallito negoziato tra Stati Uniti e Iran mette a serio rischio il cessate il fuoco raggiunto due settimane fa, valido fino al 22 aprile. Le tensioni tra i due Paesi, aggravate dall’annuncio del blocco navale e dal mancato accordo sul nucleare, continuano a minacciare la stabilità di tutta la regione mediorientale, già colpita da mesi di scontri.

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