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Trump in, Giuseppi out: due auspici per il 2020

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L’inizio del secondo decennio del XXI secolo si prospetta un periodo particolarmente interessante in politica interna ed estera con alcuni appuntamenti destinati a cambiare gli equilibri mondiali (e speriamo italiani). L’auspicio è che il 2020 possa portare a una necessaria riconferma e a un altrettanto necessario cambiamento. Ci riferiamo alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti e alla situazione del governo italiano.

Il risultato delle elezioni in Usa sarà determinante non solo per il futuro degli americani ma del mondo intero e avrà un impatto gigantesco sull’evoluzione degli equilibri globali sia in termini geopolitici sia identitari. Se Trump dovesse venire rieletto, nel suo secondo mandato agirebbe da vero Trump, nonostante le accuse e gli attacchi dei democratici e dei liberal media, il Presidente degli Stati Uniti nei suoi primi quattro anni ha mantenuto un approccio tutto sommato rassicurante e al di sotto dei toni a cui ci aveva abituato in campagna elettorale. Basti pensare alla storica visita in Corea del Nord e all’annuncio dell’accordo sui dazi raggiunto con la Cina.

Trump ha poi mantenuto un basso profilo nelle relazioni con la Russia (anche a causa del Russiagate con accuse che si sono dimostrate del tutto inconsistenti) ma in caso di rielezione i suoi rapporti con Putin diventeranno più assidui e stretti, soprattutto in funzione anticinese. Lo stesso avverrà sui temi identitari e nel contrasto alla società globalista e multiculturale che ci vorrebbe infliggere l’attuale Unione Europea. Per tutte queste ragioni la vittoria di Trump è necessaria, per sottolineare l’importanza dei confini e delle nazioni nel mondo contemporaneo.

Se in Usa l’auspicio è una continuità di governo, in Italia la speranza è opposta. Sarebbe sufficiente poter tornare alle urne e lasciare esprimere gli italiani su quale sia il governo a loro più congeniale e non subire l’attuale esecutivo nato con un accordo di palazzo. E se il centrodestra perdesse? Pazienza, sarebbero stati gli italiani a decidere in modo chiaro il proprio destino.