l discorso di insediamento di Donald Trump è stato straordinario. In quindici minuti ha demolito vent’anni di politiche dem e le conclusioni dell’Ipcc e del seguito di eco-follie. Il richiamo a Martin Luther King cancella in un secondo le accuse di razzismo, di suprematismo bianco e tutti gli insulti e le calunnie, già contraddette dal largo voto popolare degli ispanici e delle persone di colore ricevuto da The Donald. Con poche parole ha fatto ricordare a tutti – compresi tanti dei nostri – che avevano talmente in odio le politiche dem, Biden ecc. da esser diventati anche loro “anti-americani” che invece in America è possibile – grazie al voto popolare – passare da Biden a Trump e che la Libertà non passa certo per Mosca, ma ancora una volta per Washington DC.
Io ho fatto il tifo per Trump per questo, per riportare a casa tanti amici che – giustamente – non credevano più nell’Occidente. Sono fiero che Milei era lì con Trump il giorno della sua investitura ufficiale. E Milei non si può amare a fasi alterne, di lui va seguita anche la posizione in politica estera. Una posizione chiara ed inequivocabile. È stata utile per l’Italia la presenza della nostra premier Meloni il giorno della investitura del tycoon a Comandante in Capo degli Stati Uniti d’America, ma non si possono recitare troppe parti in commedia. Il ritorno di Trump, i successi incredibili di Milei in Argentina debbono far riflettere anche la destra italiana.
Se vogliamo far parte anche noi di questo nuovo corso – come si vuol far intendere – dobbiamo combattere sul serio e a viso aperto in Europa contro l’assurda guerra ai cambiamenti climatici, combattere contro il dirigismo, il costruttivismo. In Italia eliminare senza pietà tutti gli sprechi immondi che si annidano nella gigantesca galassia delle partecipazioni statali, parastatali, nelle schifose clientele degli apparati regionali e delle altre innumerevoli articolazioni in cui si muove con voracità il Leviatano statalista. Tutto per arrivare in fretta, anche se con gravissimo ritardo, ad una drastica riduzione della pressione fiscale e contributiva.
Le foto di circostanza non servono più, serve una grande iniziativa politica di rottura in Europa e una rivoluzione liberista sulla politica economica e fiscale in Italia. Vivacchiare a Palazzo Chigi, perché la sinistra italiana è tra le peggiori d’Europa non basta più, o meglio può bastare per restare in sella all’apparato politico oggi al governo, ma non serve agli italiani.
Andrea Bernaudo, 22 gennaio 2025
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