Trump: “Possibili truppe di terra in Iran”. Netanyahu contro i leader occidentali

Rientrano negli Usa le salme dei soldati uccisi in Kuwait. Teheran accusa Washington e Israele di voler distruggere il Paese. Meloni: "L’Italia non è parte del conflitto"

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Donald Trump

Il conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran continua ad alimentare tensioni diplomatiche e militari, mentre da Washington arrivano segnali di possibile ulteriore escalation e da Teheran accuse dirette contro l’Occidente. Sullo sfondo, i governi europei cercano di mantenere una posizione di prudenza e di spingere per una riduzione delle tensioni.

Negli Stati Uniti la giornata è stata segnata dal rientro delle salme dei sei militari americani uccisi dall’Iran in Kuwait. Il presidente Donald Trump, insieme alla first lady Melania, ha partecipato alla cerimonia di accoglienza in Delaware. Parlando dell’episodio, il capo della Casa Bianca ha definito quello appena trascorso un “giorno molto triste”, aggiungendo tuttavia che “fa parte della guerra. Un conflitto che non so quanto ancora durerà, ma che vinceremo. A Teheran vogliamo un presidente che non voglia combatterci”.

Durante un briefing con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, Trump ha affrontato anche il tema di un possibile intervento diretto sul territorio iraniano per prendere il controllo delle scorte di uranio arricchito. Alla domanda sull’eventualità di inviare truppe di terra, il presidente ha risposto: “Forse a un certo punto lo faremo. Sarebbe fantastico”. Il presidente americano ha ribadito che l’obiettivo di Washington è evitare che il conflitto si ripresenti ciclicamente negli anni. “Non vogliamo tornare ogni cinque o ogni dieci anni a fare questo. Vogliamo scegliere un presidente che non porti il proprio Paese in guerra”, ha dichiarato riferendosi alla futura leadership iraniana. Trump ha inoltre criticato la posizione del Regno Unito sull’eventuale invio di portaerei nella regione, osservando che un simile sostegno sarebbe stato utile in precedenza: “sarebbe stato carino due settimane fa”. In un messaggio pubblicato in precedenza su Truth, il presidente aveva spiegato che Londra sta valutando la missione ma che gli Stati Uniti “ora non ne hanno bisogno”.

Dal fronte israeliano arrivano intanto parole dure del primo ministro Benjamin Netanyahu nei confronti di alcuni governi occidentali. In una dichiarazione video il premier ha accusato diversi leader di essere “deboli e flaccidi”, sostenendo che molti Paesi starebbero chiedendo cooperazione a Israele perché “vedono l’ipocrisia dell’Onu che non ha fatto nulla di fronte al massacro in Iran e vedono la debolezza e la mollezza dei leader occidentali”. Secondo Netanyahu, l’esito del conflitto potrebbe avere conseguenze globali: “il nostro successo nella guerra porterà non solo alla rimozione della minaccia nucleare e alla pace tra Israele e Iran, ma anche alla pace in tutto il mondo”. In un altro video il premier israeliano si è rivolto direttamente alla popolazione iraniana, affermando: “Non stiamo cercando di dividere l’Iran, stiamo cercando di liberarlo”. E ha aggiunto che alla fine “dipende da voi”, sottolineando che “Il momento della verità si sta avvicinando”. Netanyahu ha inoltre parlato di una nuova fase delle operazioni militari, sostenendo che Israele dispone di “un piano organizzato con molte sorprese” per il proseguimento della guerra, con l’obiettivo di “destabilizzare il regime e rendere possibile un cambio”. Nel messaggio si è rivolto anche ai Pasdaran con un avvertimento diretto: “Siete nel nostro mirino. Chiunque deponga le armi, non subirà alcun danno. Chi non lo farà, avrà il sangue sulla testa”.

Da Teheran arrivano accuse e smentite. Il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, Ali Larijani, ha scritto su X di essere stato informato che “diversi soldati americani sono stati fatti prigionieri” e che “gli americani affermano invece che sono stati uccisi in battaglia”. La versione è stata respinta dal portavoce del Comando centrale degli Stati Uniti, il capitano Tim Hawkins, secondo cui “Il regime iraniano sta facendo tutto il possibile per diffondere menzogne e ingannare. Questo è un altro chiaro esempio”.

Larijani ha anche accusato Washington e Israele di voler smantellare il Paese. In un’intervista alla televisione di Stato ha dichiarato che “Il loro obiettivo è la fondamentale disintegrazione dell’Iran”. Secondo il dirigente iraniano, gli Stati Uniti pensavano di chiudere rapidamente il conflitto ma non ci sono riusciti. Ha sostenuto inoltre che Washington avrebbe tentato di destabilizzare il Paese attraverso azioni contro la leadership e contatti con gruppi separatisti curdi. Commentando le dichiarazioni di Trump sul futuro della guida suprema, Larijani ha aggiunto: “Trump afferma che dovrebbe essere coinvolto nella scelta del prossimo Leader Supremo, ma queste sono affermazioni sciocche”.

Anche il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha rivolto un avvertimento diretto alla Casa Bianca. In una dichiarazione ha affermato che l’apertura del presidente iraniano Masoud Pezeshkian alla de-escalation è stata “immediatamente annientata” dalla valutazione errata delle capacità militari iraniane da parte di Trump. Il ministro ha aggiunto che “La disavventura durata una settimana è già costata all’esercito americano 100 miliardi di dollari, oltre alle vite di giovani soldati”.

Nel frattempo, in Europa cresce la preoccupazione per l’allargamento del conflitto. In Italia la leader del governo Giorgia Meloni ha pubblicato un videomessaggio per chiarire la posizione del governo. “L’Italia non è parte del conflitto e non intende diventarlo”, ha dichiarato. Il premier ha spiegato di aver avviato un coordinamento con i principali partner europei per rafforzare l’iniziativa diplomatica: “Con il presidente francese Macron, il cancelliere tedesco Merz, il primo ministro britannico Starmer abbiamo condiviso la necessità di lavorare insieme per evitare il più possibile un’ulteriore escalation e contribuire alla stabilità internazionale”.

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Nei giorni scorsi l’attenzione si era concentrata anche sull’invio di una fregata italiana a Cipro, dopo che alcuni droni iraniani avevano raggiunto l’isola diretti verso le basi militari britanniche di Akrotiri e Dhekelia. L’operazione ha coinvolto circa 160 militari della Marina italiana nell’ambito di un coordinamento con Spagna, Francia e Olanda. Meloni ha spiegato che la nave è stata inviata perché “l’abbiamo inviata per garantire la sicurezza dei confini dell’Unione europea”. E ha ribadito la linea del governo: “È un atto che è di solidarietà europea ma soprattutto di prevenzione. Ma la nostra linea è molto chiara. L’Italia non è parte del conflitto, lavoriamo per quanto possibile all’obiettivo di ridurre le tensioni e verificare se vi sia ancora una possibilità di riprendere i negoziati”.

Franco Lodige, 8 marzo 2026

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