Esteri

La mossa dell’Iran: “Hormuz resta aperto”. Cosa significa

Teheran assicura che lo stretto non sarà chiuso, ma avverte: le navi americane e israeliane potrebbero essere prese di mira. Intanto Trump promette nuovi attacchi

Trump Hormuz Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Lo Stretto di Hormuz torna al centro delle tensioni internazionali mentre si intensifica il confronto tra Iran, Stati Uniti e Israele. Le dichiarazioni delle autorità iraniane e del presidente americano Donald Trump segnalano un possibile ulteriore allargamento del conflitto, con implicazioni potenzialmente globali per la sicurezza e per il mercato energetico. Teheran ha ribadito di avere il controllo sul passaggio marittimo ma, almeno formalmente, di non voler bloccare la navigazione. Allo stesso tempo ha però lanciato un avvertimento diretto alle navi legate a Washington e a Tel Aviv.

“Controlliamo lo Stretto di Hormuz, ma non lo chiuderemo e tutte le navi potranno attraversarlo. Tuttavia, le navi degli Stati Uniti e di Israele saranno prese di mira dalle forze armate iraniane”: lo ha detto il portavoce delle forze armate iraniane Abolfazl Shekarchi, aggiungendo “che l’Iran non può fornire alcuna garanzia sulla sicurezza delle navi di tutti i Paesi e, se dovessero attraversare lo Stretto, la responsabilità di qualsiasi incidente sarà loro, a causa della situazione di guerra”.

Perché lo Stretto di Hormuz è così strategico

Lo Stretto di Hormuz è uno dei passaggi marittimi più importanti del mondo. Si trova tra l’Iran e la penisola arabica e collega il Golfo Persico con il Golfo dell’Oman e l’Oceano Indiano. In alcuni punti è largo meno di cinquanta chilometri e rappresenta il principale corridoio di uscita per le esportazioni di petrolio dei Paesi del Golfo. Da qui transitano ogni giorno milioni di barili di greggio diretti verso Europa, Asia e altre regioni del mondo. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iraq e Qatar dipendono in gran parte da questa rotta per le loro esportazioni energetiche. Per questo motivo qualsiasi minaccia alla sicurezza dello stretto può avere effetti immediati sui prezzi del petrolio e sulle catene di approvvigionamento globali. L’Iran, che controlla la costa settentrionale dello stretto, negli anni ha più volte evocato la possibilità di bloccarne il traffico come strumento di pressione geopolitica. Anche senza una chiusura formale, però, la sola prospettiva di attacchi o incidenti può rendere il passaggio estremamente rischioso per il traffico commerciale. Gli attacchi nel Golfo riaccendono i timori per lo Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per petrolio e gas. Un blocco prolungato spingerebbe il greggio verso i 150 dollari e colpirebbe soprattutto le economie asiatiche. Lo choc energetico avrebbe ripercussioni significative, tanto da trascinare al ribasso le economie di tutto il mondo. Da qui le preoccupazioni di Trump sul dossier, per il momento rimandate.

Le dichiarazioni di Trump e l’ipotesi di nuovi attacchi

Sul fronte opposto, Trump ha rivendicato i risultati della pressione militare su Teheran, sostenendo che l’Iran sarebbe ormai in difficoltà nel confronto con i Paesi della regione. “L’Iran, che sta venendo sconfitto in modo schiacciante, ha chiesto scusa e si è arreso ai suoi vicini mediorientali, promettendo che non avrebbe più sparato contro di loro”. Lo ha detto Trump, spiegando che “questa promessa è stata fatta solo a causa dell’implacabile attacco degli Stati Uniti e di Israele”. “Il loro obiettivo era quello di conquistare e governare il Medio Oriente – ha scritto su Truth Social – È la prima volta in migliaia di anni che l’Iran ha perso contro i paesi mediorientali circostanti. Hanno detto: ‘Grazie, presidente Trump’. Io ho risposto: ‘Prego!’. L’Iran non è più il ‘bullo del Medio Oriente‘, ma è invece ‘il perdente del Medio Oriente’ e lo sarà per molti decenni fino a quando non si arrenderà o, più probabilmente, crollerà completamente!” Trump ha inoltre prospettato un’ulteriore intensificazione delle operazioni militari. Il tycoon ha avvertito che gli attacchi si estenderanno anche a zone finora escluse dagli obbiettivi militari del Pentagono. “Oggi l’Iran sarà colpito molto duramente!”, ha scritto su Truth. Si stanno prendendo “in seria considerazione per la completa distruzione e morte certa, a causa del cattivo comportamento dell’Iran” anche “aree e gruppi di persone che non erano stati considerati obbiettivi fino a questo momento”, ha spiegato.

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I raid iraniani nel Golfo

Nel frattempo Teheran rivendica nuove operazioni militari contro obiettivi statunitensi e israeliani. Le forze armate iraniane rivendicano il lancio di droni contro basi militari Usa nel Golfo e contro obiettivi in Israele. “La Marina militare iraniana ha preso di mira basi militari e territori occupati con una massiccia ondata di attacchi di droni”, si legge in un comunicato dell’esercito, riportato dall’Irna, elencando tra gli obiettivi la base Al-Minhad negli Emirati, un ‘altra base in Kuwait e “una struttura strategica” in Israele. In un altro comunicato i Guardiani della Rivoluzione hanno detto di aver preso di mira anche la base aerea Al-Dhafra negli Emirati. “In questo attacco il centro della guerra aerea dei terroristi americani, il centro di comunicazione satellitare, i radar per il primo allarme e i radar per il controllo del fuoco sono stati colpiti”, si legge nel comunicato riportato dall’agenzia Tasnim. Parallelamente l’Iran ha lanciato un messaggio di avvertimento ai Paesi europei, invitandoli a non intervenire nel conflitto. Teheran è tornata ad ammonire i paesi europei a non intervenire nel conflitto scatenato in Medio Oriente dall’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran. A quanto riporta l’agenzia Mehr, il viceministro degli Esteri Majid Takht-e Ravanchi ha avvertito gli stati europei che “se partecipassero all’aggressione israelo-americana” allora “diventerebbero obiettivi legittimi per l’Iran”.

Un equilibrio fragile

In questo contesto, lo Stretto di Hormuz rimane uno dei punti più sensibili dello scenario geopolitico globale. Anche senza una chiusura ufficiale, il rischio di incidenti o attacchi contro le navi potrebbe avere conseguenze immediate non solo sul piano militare, ma anche sull’economia mondiale, data la centralità di questa rotta per il commercio energetico internazionale.

Franco Lodige, 7 marzo 2026

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