Donald Trump ha annunciato su Truth possibili passi avanti nei negoziati tra Stati Uniti e Iran per arrivare a un’intesa sul conflitto e sullo Stretto di Hormuz. Nel suo messaggio, il presidente americano ha parlato di un accordo in fase avanzata: “Un accordo è stato ampiamente negoziato, in attesa di finalizzazione, tra gli Stati Uniti d’America, la Repubblica Islamica dell’Iran e i vari altri Paesi…. Gli aspetti finali e i dettagli dell’accordo sono attualmente in fase di discussione e saranno annunciati a breve”.
Secondo Trump, il confronto avrebbe coinvolto diversi attori regionali e internazionali. Il presidente ha riferito di trovarsi nello Studio Ovale e di aver avuto contatti con i leader di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Egitto, Giordania e Bahrein, oltre che con il capo dell’esercito pakistano. “Mi trovo nello Studio Ovale della Casa Bianca, dove abbiamo appena avuto un’ottima conversazione telefonica” riguardo “alla Repubblica Islamica dell’Iran e a tutte le questioni relative a un memorandum d’Intesa sulla PACE”, ha scritto. Nel post, Trump ha inoltre citato un colloquio con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: “Separatamente, ho avuto una conversazione telefonica con il Primo Ministro israeliano Bibi Netanyahu, che, analogamente, è andata molto bene”. Il presidente americano ha poi sostenuto che, nell’ambito dell’intesa, “verrà aperto lo Stretto di Hormuz”.
La lettura iraniana, tuttavia, appare diversa. L’agenzia Fars, citando l’ultimo scambio di messaggi tra Iran e Stati Uniti, sostiene che lo Stretto di Hormuz resterebbe sotto gestione iraniana. La stessa agenzia ha definito l’annuncio di Trump “incompleto e incoerente con la realtà” e ha riferito, richiamando le Guardie Rivoluzionarie, che il post del presidente americano avrebbe finalità propagandistiche. Fars ha anche escluso che Teheran abbia assunto impegni sul dossier nucleare in questa fase. “Vale la pena ricordare che Trump aveva precedentemente annunciato che i negoziati sul programma nucleare iraniano sarebbero stati una delle condizioni principali e imprescindibili di qualsiasi accordo. Tuttavia, l’Iran non si è impegnato in alcun modo e la questione nucleare non è stata discussa in questa fase”. L’agenzia ha aggiunto: “Si osserva – si legge ancora – che i funzionari americani hanno ammesso in diversi messaggi all’Iran che i tweet di Trump sono per lo più a scopo promozionale e mediatico negli Stati Uniti, e hanno consigliato di non prestare attenzione a tali dichiarazioni”.
Il possibile memorandum
Il percorso diplomatico resta quindi aperto, ma non ancora concluso. Secondo le ricostruzioni circolate negli ultimi giorni, i mediatori avrebbero registrato progressi dopo la visita a Teheran, ma l’intesa sarebbe ancora nella forma di un pre-accordo o di un memorandum d’intesa. L’ipotesi principale riguarderebbe una proroga della tregua di due mesi. Trump aveva già indicato a Cbs News un avvicinamento tra le parti, sostenendo che “ci stiamo avvicinando notevolmente” a un accordo. Il presidente americano ha ribadito che un’intesa definitiva dovrebbe impedire all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare e garantire una gestione ritenuta adeguata dell’uranio arricchito. “Firmerò un accordo solo se otterremo tutto ciò che vogliamo”, aveva affermato.
In un’intervista ad Axios, Trump aveva spiegato che avrebbe discusso l’ultima bozza con i suoi consiglieri, tra cui Steve Witkoff, Jared Kushner e il vicepresidente JD Vance. Il presidente aveva anche ipotizzato una decisione entro domenica sulla prosecuzione o meno dell’azione militare, definendo le possibilità di un accordo “buono” o di un attacco per “spazzarli via completamente” come pari al “50% e 50%”. Nel quadro dei contatti diplomatici rientra anche una conversazione con Emmanuel Macron. Secondo Axios, i leader del Golfo avrebbero invitato Trump a sostenere l’intesa per mettere fine alla guerra. Il segretario di Stato americano Marco Rubio, durante una visita in India, aveva a sua volta parlato di progressi: “più tardi oggi, domani o tra un paio di giorni, potremmo avere qualcosa da annunciare”.
La cautela di Teheran
Da parte iraniana, i toni restano più prudenti. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha descritto il negoziato come ancora complesso: “Siamo allo stesso tempo molto vicini e molto lontani da un accordo”, riporta l’Ansa. Baghaei ha riconosciuto che “l’attuale slancio dei negoziati sta portando a una riduzione delle divergenze”, precisando però che “ciò non significa che abbiamo raggiunto una piena comprensione su questioni di tale immensa importanza, ma piuttosto che ci stiamo muovendo verso una soluzione reciprocamente accettabile basata su una serie di parametri definiti”.
Secondo il portavoce, l’obiettivo di Teheran è arrivare a “un memorandum d’intesa (MoU) in 14 punti, che includa le questioni più critiche necessarie per porre fine alla guerra, insieme a questioni di fondamentale importanza per l’Iran”. Una volta chiuso il documento preliminare, dovrebbe aprirsi una fase di 30-60 giorni per definire gli aspetti tecnici di un accordo più ampio. Anche il Financial Times ha riferito che i mediatori tra Iran e Stati Uniti considerano possibile un’intesa per estendere il cessate il fuoco di 60 giorni e avviare il confronto sul programma nucleare iraniano. L’accordo includerebbe una riapertura graduale dello Stretto di Hormuz e un impegno a discutere le modalità di gestione delle scorte iraniane di uranio altamente arricchito. Secondo Al Arabiya, l’Iran avrebbe proposto di sospendere per 10 anni l’arricchimento dell’uranio oltre il 3,6%, di diluire all’interno del Paese l’uranio arricchito oltre il 20%, di aprire lo Stretto di Hormuz e di sospendere temporaneamente il pagamento dei pedaggi in cambio di un risarcimento da parte di Washington. Teheran chiederebbe inoltre di affrontare il tema delle sanzioni e dei fondi congelati prima della firma di qualsiasi accordo.
Israele e gli altri dossier regionali
L’ipotesi di un accordo diplomatico viene seguita con attenzione da Israele. Secondo il New York Times, Netanyahu sarebbe stato escluso dai negoziati e avrebbe visto ridimensionato il proprio ruolo nella gestione della crisi, passando da “co-pilota” a “mero passeggero”. Resta aperto anche il dossier libanese, dove Israele continua a colpire Hezbollah, milizia alleata dell’Iran. I raid più recenti avrebbero provocato almeno altri 15 morti.
Il nodo principale rimane comunque il programma nucleare iraniano. Teheran punta a rinviare la discussione a una seconda fase del negoziato, mentre Trump chiede un impegno immediato che possa essere presentato come un risultato politico. Nel frattempo, il presidente americano ha continuato a intervenire sui social, pubblicando su Truth una mappa del Medio Oriente con l’Iran contrassegnato dai colori della bandiera americana e la scritta “gli Stati Uniti del Medio Oriente?”.
Franco Lodige, 24 maggio 2026
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