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Tutte le cause della deriva autoritaria

Viviamo il periodo più bigotto e meno libero dell’ultimo mezzo secolo

no libertà

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I tabaccai non vendono più francobolli. Chi vuole spedire una lettera deve andare in posta, prenotare i francobolli e il giorno dopo passare a ritirarli. Le cabine telefoniche sono scomparse e stanno per farlo anche i telefoni fissi. I cinema continuano a chiudere, cd e relativi lettori sono in via di estinzione, i settimanali sono morti e i quotidiani non godono di una salute tanto migliore. Le cartolerie (ma è il destino anche di panettieri e salumieri) diventano oggetti rari, come pure quaderni, bloc notes, agende. Scambi di idee e consumi di opere d’autore non hanno più bisogno di supporti materiali dedicati e delle cerimonie sociali che li circondano: una fetta importante di esistenza personale è tagliata via, la comunicazione si concentra in rete e nei device – cellulari, tablet, computer – che la abilitano. Il mondo social prescinde dall’esperienza sensibile, è di fatto un prolungamento della vita mentale di ciascuno.

Il corpo si indirizza verso una dimensione solipsista: le palestre, dove il rapporto si stabilisce soprattutto con gli attrezzi, assorbono un crescente tempo collettivo, diventano un luogo centrale dell’esistenza; creme e prodotti per la pelle hanno indici di vendita in continua crescita; la dieta si afferma come impegno personale diffuso. Il corpo vive sempre più in un contesto solitario e la cosa non cambia se è esibito in rete o rifinito sotto la guida social di un influencer.

In questi anni viviamo il periodo più bigotto e meno libero (nella parola) dell’ultimo mezzo secolo. Il timore di offendere qualcuno (e i candidati a sentirsi offesi aumentano di giorno in giorno) blocca un gran numero di azioni e pensieri; proliferano, profittando di un clima sociale che si avvelena, censori, capi fabbricato, custodi di lese sensibilità che si danno un ruolo sociale scoprendo con infinito estro creativo aggressioni e ferite alla dignità. La bellezza del corpo è tramutata da oggetto di seduzione a cassaforte di status che si tutela da sguardi e tentazioni con sprezzante rigidità (non esente da remunerate rivalse). Di nuovo gli ambiti di esperienza perdono profondità sociale e sono compressi nella superficie individuale: togliendo libertà, la vita collettiva si restringe.

Sono condizioni che favoriscono passaggi autoritari. Quando l’esistenza individuale perde l’interazione vissuta – insieme a strati di esperienza – e ha come aggancio collettivo solo l’agire disincarnato nel mondo social, è facilmente plasmata dalla paura: attende parole rassicuranti, comandi. Le azioni politiche dall’alto si fanno sempre più decise amplificando tendenze latenti e suscitano a contrasto sentimenti social privi spesso di filtro razionale. Nasce una polarizzazione spuria che in tempi di Covid trova conferma e spinta.

Antonio Pilati, 15 dicembre 2021