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Twitter, cosa c’è dietro il passo indietro di Musk

L’acquisto del social network, i licenziamenti, i Twitter Files e poi il sondaggio su se stesso: l’ottovolante Musk

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Strategia di marketing o errore di calcolo? L’affare Twitter, come predisse l’Economist, rischia di tramutarsi in una questione infernale per Elon Musk. La vendita delle azioni Tesla da parte degli investitori, lo farebbe presagire. E probabilmente, deve averlo capito anche lui, per aver fatto pochi giorni fa, un sondaggio sulla propria permanenza alle redini del social media. Ma l’impressione, è che Elon Musk stia semplicemente usando Twitter, per costruire il proprio brand fuori dal mainstream.

Il sondaggio chiude infatti la parentesi del licenziamenti dei dirigenti e delle successive rivelazioni della corrispondenza interna a Twitter, denominata Twitter Files, riguardo la censura da porre in atto, a pochi giorni dalle elezioni presidenziali americane del 2020, dello scoop del New York Post sulle email compromettenti di Hunter Biden. E alle azioni di sospensione degli account da intraprendere nei confronti di molti attivisti e dell’allora Presidente in carica Usa, Donald Trump, nei giorni successivi all’assalto di Capitol Hill, nel gennaio del 2021.

L’articolo al centro del presunto tentativo di oscuramento da parte di Twitter, uscì il 14 ottobre 2020 a firma di Matt Taibbi, collaboratore del tabloid conservatore newyorkese, sullo scambio di corrispondenza nel 2015, tra il figlio dell’allora vice presidente USA e un certo Vadym Pozharsky, membro del consiglio d’amministrazione di Burisma, l’azienda del gas ucraina, che lo avrebbe assunto come consulente dietro compenso, e che lo ringraziava per avergli fatto incontrare il padre, in occasione di una visita a Washington.

Per approfondire

L’inchiesta a puntate interna a Twitter è stata concessa da Elon Musk allo stesso autore dell’articolo, Bari Weiss, ex editorialista del New York Times, auto-licenziatasi nel 2020, in disaccordo con la linea editoriale del giornale, e a Michael Shellenberger, noto attivista e premiato autore ambientalista statunitense, della corrente eco-pragmatica alternativa al IPCC (Il Panel delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici).

Quello che emergerebbe dai Twitter Files, sarebbe il vaso di pandora dei social media al servizio del Fbi e del Dipartimento di sicurezza interna, con una struttura organizzata di controllo e filtro degli account. Nel 2020, su pressioni delle agenzie federali, gli ingegneri di Twitter avrebbe creato delle blacklist per fare in modo che alcuni tweet critici nei confronti della famiglia Biden o della politica ufficiale di contenimento della pandemia, venissero oscurati e non risultassero più nei trend e nelle ricerche degli hashtag. Per fare ciò Twitter, come investimento nella formazione in cyber security, avrebbe ottenuto finanziamenti dal FBI, per 3,4 milioni di dollari.

Il team interno a Twitter, incaricato della sorveglianza degli account era lo Strategic Responde Team e includeva tra i suoi membri, il responsabile della sicurezza Yoel Roth e il capo della divisione legale Vijaya Gadde, responsabile della moderazione dei contenuti, descritta nel 2014 da Fortune come la donna più influente del team esecutivo di Twitter. Gadde è stata licenziata da Elon Musk il 27 ottobre scorso, assieme a Roth e all’amministratore delegato Parag Agrawal, nel giorno ufficiale dell’acquisizione del gigante tech, e della sua ultima quotazione al New York Stock Exchange.

L’entusiasmo di Elon Musk per l’eliminazione dei posti dirigenziali, il taglio dei costi e lo smatellamento dell’infrastruttura di sicurezza di Twitter, avrebbe però causato un crollo delle inserzioni pubblicitarie, principale fonte di finanziamento del social media. Per questo Elon Musk starebbe ovviando al problema, con il servizio a pagamento Blue, che permetterebbe di ottenere un label di autenticità contro i profili fake, per professionisti, aziende e istituzioni.

Per approfondire

L’acquisto di Twitter per 44 miliardi di dollari, effettuato con la vendita delle azioni Tesla, sarebbe poi costata molto più del valore dell’azienda stessa (25 miliardi), secondo quanto stimato da Daniel Ives, noto analista finanziario tech della Weldbush Securities, in un intervista di Fox News.

Ma Elon Musk è un game changer, e il suo azzardo potrebbe essere solo quello di dare un colpo al mondo dei social media imbavagliati per creare consenso attorno al proprio personaggio e puntare su progetti più ambiziosi. Primo fra tutti, quello dell’azienda Neuralink da lui cofondata, che promette d’impiantare chip nel cervello in grado d’interpretare i segnali neuronali. Un progetto per alcuni versi inquietante, ma che potrebbe cambiare le sorti delle malattie neuro-degenerative. Dalla sua fondazione nel 2016, Neuralink avrebbe assunto al suo interno neuroscienziati provenienti da università americane. E verso The Boring Company, altra azienda da lui fondata, che promette di costruire nei prossimi anni, treni magnetici ad alta velocità e gallerie sotterranee automatizzate per veicolare il traffico urbano. Per finire con la nota SpaceX, con i suoi satelliti Starlink, che garantiscono la rete internet alle truppe in Ucraina e la navetta Starship, che ha già ricevuto finanziamenti dalla Nasa per 2,89 milardi di dollari, in vista del futuro allunaggio, previsto tra il 2025 e il 2030.

Tutto fa pensate che Elon Musk sia ancora parte dell’establishment, per i finanziamenti governativi ottenuti e il suo coinvolgimento nella politica di difesa degli Stati Uniti. Per questo, il sipario su Twitter, finite le rivelazioni, potrebbe chiudersi presto.

Friedrich Magnani, 26 dicembre 2022